Flores d’Arcais stavolta c’azzecca: «Il M5S è destinato all’estinzione»

lunedì 4 novembre 13:45 - di Mariano Folgori

Paolo Flores d’Aracais è il prototipo dell’intellettuale radical chic. Con l’aggiunta di un odio per la destra accanito e viscerale. Se potesse, Flores d’Arcais riaprirebbe sicuramente i gulag. E li popolerebbe di sovranisti e dintorni. Stavolta però l’intellettuale neoazionista c’azzecca. La sua tesi, esposta in un intervento su Huffington Post, è certamente condivisibile. «Il M5S è destinato all’estinzione».

«Di Maio -scrive- sembra una mosca intrappolata in un bicchiere rovesciato. Può provare a inventarsi tutti i numeri da circo che vuole, non servirà. L’estinzione del M5S è in corso e non può essere fermata. Perché le sue ragioni strutturali sono due, e a nessuna di esse Di Maio, o Casaleggio, o perfino Beppe Grillo, sono in grado di rinunciare».

L’«osceno connubio» M5S-Salvini non poteva funzionare.  «Perché Salvini costituiva da sempre la destra lepenista». «Mentre Di Maio continuava a illudersi di poter mantenere il M5S nella sua ambiguità di essere “oltre”. E così tra una forza coerente (la Lega di Salvini) e una “né carne né pesce” l’egemonia non poteva che finire interamente nelle mani della prima».

«Ma andando con il Pd questa ambiguità mortale del M5S resta».  Flores d’Arcais evoca il passato. «Oggi l’unica forza che manca, nella geografia della politica organizzata, è proprio una forza giustizia-e-libertà».  Ma il «M5S non potrà mai convertirsi in tale forza» Non potrà «perché la sua selezione a roulette, la sua non-democrazia dei likevoti, non consente che nasca al suo interno una classe dirigente con la cultura e la tempra necessarie».

Così conclude Flores d’Arcais.  «Il M5S non potrà che continuare ad allearsi col Pd, checché cianci in contrario». Ma è un’alleanza «tanto obbligata quanto fatale, una modalità della sua estinzione». A meno che di «tale necessità non faccia invece una virtù».  Con relativo scioglimento dei «rispettivi apparati di potere e apparizione di una classe dirigente nuova al novanta per cento». Ma, va da sé, si tratta di un «miracolo difficilmente pensabile». Come dargli torto?

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