Ex Ilva, Patuanelli: «Non ci faremo ricattare da Mittal». La Lega “A casa voi, non gli operai”

giovedì 7 novembre 17:11 - di Redazione
ex Ilva

Prosegue il presidio no stop dei lavoratori davanti allo stabilimento dell’ex Ilva mentre i sindacati, sul piede di guerra, convocano uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti di Arcelor Mittal, prima programmato solo per Taranto.

Ex Ilva, la Camera si surriscalda

Ore decisive. È il giorno dell’incontro di Conte con i sindacati sul destino dell’acciaieria e di migliaia di posti di lavoro. Ma anche dell’informativa urgente del ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli alla Camera. Che deve confrontarsi con il pressing delle opposizioni per la fallimentare politica industriale del governo.

Mittal sapeva della scadenza dello scudo penale

«A prescindere da tutte le evidenze collaterali e anche risolte quelle. Arcelor Mittal non si impegna a produrre più di 4 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno e chiede 5 mila esuberi». All’indomani del durissimo confronto tra governo e ArcelorMittal (che di fatto si è sfilato dagli impegni contrattuali), Patuanelli conferma il braccio di ferro con la multinazionale che «era a conoscenza della scadenza dello scudo penale». «I commissari straordinari nell’anno precedente hanno ottenuto risultati economici migliori di A.Mittal, questa è la verità. Ma, quell’impresa, evidentemente, non aveva intenzione di fare produzione in quello stabilimento». Poi cerca di metterci una pezza invocando  l’unità politica «di fronte alla grave crisi dell’acciaieria».

La Lega si scatena: a casa voi, non gli operai

Parola che surriscaldano l’Aula con il presidente Roberto Fico che ha dovuto faticare per mantenere l’ordine. Al grido di “Elezioni, elezioni” i deputati della Lega hanno esposto dei cartelli con la scritta “A casa voi, non gli operai dell’Ilva”. Forza Italia e Fratelli d’Italia non sono più teneri. «Il caso Ilva ci mette di nuovo all’angolo tra tutti i paesi europei, nessuno si fida più di noi. Siete in un cul de sac e purtroppo ci avete infilato il Paese con le vostre incertezze e strategie elettorali». Parola del forzista Mauro D’Attis, «su questo tema non c’è una maggioranza. Ognuno di voi dice una cosa diversa»

Graziano Del Rio incalza il governo e chiede una prova di forza. «Non possiamo consentire alle multinazionali di scorrazzare in questo Paesi. I patti non si riscrivono sulla pelle dei lavoratori e gli errori di Ilva non possono essere fatti pagare dai lavoratori. Questo governo deve indicare nuove vie di sviluppo».

L’incontro di Conte con i sindacati

Ma i riflettori sono rivolti all’incontro del premier Giuseppe Conte con le forze sociali, il governatore della Puglia Emiliano e il sindaco di Taranto Melucci Per Emiliano quello dello scudo penale è un pretesto. Emiliano spiega che quello dello scudo penale è un pretesto. «La realtà è che Mittal ha timore di aver fatto un acquisto sbagliato. Lo sapeva benissimo però cosa stava comprando». Se Conte ci ascolterà, siamo in grado di portare una proposta per gli stabilimenti di Taranto – spiega l’esponente dem – ricordiamoci che la fabbrica è già dello Stato, Mittal ha solo affittato un ramo d’azienda. Ci sono i soldi, anche dell’Ue, per ristrutturare la fabbrica, lo Stato non deve trattare con Mittal in condizione di minoranza».

In mattinata il presidente del consiglio è salito al Quirinale per un colloquio con il presidente Sergio Mattarella. Il premier ha riferito al capo dello stato dei suoi colloqui di ieri con la proprietà Arcelor Mittal e delle misure che possono essere messe in atto per trovare una soluzione alla crisi aziendale.

 

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