Dalla parte delle donne contro la violenze. Le iniziative della destra nella Capitale

martedì 26 Novembre 10:46 - di Flavio Quintilli

Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne sono state decine le iniziative In Italia. Quella del femminicidio è diventata una vera e propria emergenza sociale, con dati agghiaccianti che parlano di almeno 88 vittime ogni giorno. E il 70% delle violenze avvengono per mano del partner.

L’omaggio a Pamela Mastropietro

 A Roma, il coordinamento di Fratelli d’Italia e di Gioventù Nazionale del Municipio VI ha deciso di celebrare la Giornata del 25 novembre con due appuntamenti “e mezzo”. La mattina, infatti, una delegazione si è unita a Domenico Gramazio per portare un saluto floreale in piazza Re di Roma alla stele in memoria di Pamela Mastropietro, la giovane ragazza romana brutalizzata, fatta a pezzi ancora viva e messa in valigia dal gruppo di maledetti nigeriani guidati da Innocent Oseghale. La delegazione ha poi espresso la propria vicinanza alla mamma, alla nonna e allo zio di Pamela, presenti anche loro nella deposizione dei fiori.

La violenze contro le donne: la testimonianza di Rita Caldara

Nel pomeriggio, poi il primo appuntamento nel Municipio VI, a Tor Vergata, con la “Panchina contro la violenza”. Una panchina vandalizzata che il coordinamento ha recuperato, restaurato e pitturato di rosso, posizionando una targa in memoria di Natascia Meatta, una ragazza del sesto municipio, uccisa dal “compagno”. La prima a sedersi la mamma di Natascia, Rita Caldara.

Il secondo appuntamento a Tor Bella Monaca, nel centro anziani Ai Pini. Una sala gremita, pronta ad ascoltare gli interventi di Lavinia Mennuni (consigliere capitolino FdI), Chiara Colosimo(consigliere Regione Lazio FdI) e Maria Teresa Bellucci (capogruppo FdI in Commissione Affari Sociali alla Camera), e ad ascoltare la testimonianza proprio di Rita Caldara (nella foto con l’on. Bellucci).

L’intervento di Rita ha destato l’applauso spontaneo di tutti, comprese le illustri relatrici, e l’alzata in piedi. Merita una parentesi la storia di Rita e di sua figlia, Natascia.

La storia di Natascia Meatta

Natascia avrebbe dovuto compiere 27 anni quando è stata uccisa dal “compagno”. È stata uccisa davanti alla figlia di 2 anni, che “Ancora oggi, dopo cinque anni, si ricorda della madre”, commenta amaramente Rita. E prosegue: “Le violenze fisiche non nascono dall’oggi al domani. Ci sono quelle psicologiche, quelle in cui la vittima non sa ancora di essere una vittima. Natascia sperava di dare una famiglia alla figlia, non voleva rovinare il padre. Una guardia giurata, gli avrebbero tolto il porto d’armi e, di conseguenza, avrebbe perso il lavoro”.

Il racconto di Rita fa tenere il fiato sospeso a tutta la sala, non una vibrazione disturba le sue parole. E continua: “Lui viene a casa mia, era in malattia. Era in malattia ma indossava la divisa d’ordinanza, portava la pistola. Aveva un colpo in canna, il cane alzato. Ma, per il giudice, è tutto frutto del caso. È stato un caso che il colpo partisse, un caso che centrasse la testa di Natascia, un caso che lì davanti ci fosse la loro figlia”.

All’assassino la magistratura ha dato 5 anni, “questo il valore di mia figlia per i giudici” – commenta Rita – eppure dopo appena un anno e mezzo è di nuovo fuori, a casa. Mentre Natascia, a casa, non tornerà mai più, se non negli occhi della madre e della figlia.

“Codice Rosso per le donne è legge senza soldi”

Mennuni, Colosimo e Bellucci hanno ringraziato Rita Caldara per il coraggio dimostrato nel raccontare la propria storia. “È tanto difficile raccontare in pubblico questi drammi – spiega Maria Teresa Bellucci – perché ogni volta la ferita si riapre, ogni volta sanguina. E la notizia di cinque anni fa, sembra la notizia di pochi minuti”.

Proprio Maria Teresa Bellucci ha consegnato una targa (nella foto), in memoria di Natascia Meatta, a Rita Caldara, che non vuole arrendersi e vuole giustizia. Bellucci ha promesso una interrogazione parlamentare per cercare di riaprire un caso che non può dirsi davvero chiuso.

E ha ribadito la sua rabbia per il Codice Rosso, il corpus approvato di recente dal Parlamento per accelerare le indagini sulle violenze di genere e favorirne l’iter giudiziario: “Io mi vergogno del Ministro della Giustizia Bonafede, che piange in diretta tv parlando del Codice Rosso. Mi vergogno perché sta prendendo in giro le Forze dell’Ordine, le donne, le vittime. Si prende gioco di tutti perché è una legge senza soldi. È come una lista della spesa in cui io dico di comprare salame, prosciutto e mele e poi, però, non ho soldi per acquistare”.

Non sono mancati, fortunatamente, i ringraziamenti anche per gli uomini: in particolare al capogruppo FdI Nicola Franco e ai consiglieri Massimo Fonti e Antonio Villino. E i ringraziamenti per le donne che hanno organizzato questi appuntamenti: Chiara Del Guerra e Teresa Molinaro.

Al termine del convegno, la sala si è riempita di palloncini di colore rosso, simbolo della violenza contro le donne. Davanti a tutti uno striscione: “Basta violenza contro le donne”.

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