Aids, scoperto un nuovo ceppo dell’Hiv: nuova variante dopo 19 anni. I rischi

7 Nov 2019 16:02 - di Redazione
leucemia aids

Scoperto un nuovo ceppo dell’Hiv, virus responsabile dell’Aids. È la prima volta che viene identificata una nuova variante dopo 19 anni della sindrome da immodeficienza acquisita. Gli autori sono ricercatori americani della multinazionale farmaceutica Abbott, in collaborazione con l’università del Missouri, a Kansas City. Hanno pubblicato i risultati dello studio sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes. Il nuovo ceppo appartiene al tipo Hiv-1 (il più frequente contagioso) sottogruppo M (quello responsabile della pandemia) e sottotipo L. Sulla pericolosità di questo nuovo ceppo dell’infenzione una rassicurazione arriva da una delle voci più autorevoli in materia di Hiv-Aids. Anthony Fauci, direttore dell’American Institute of Infectious Diseases. «Sono molto poche le persone infette, si tratta di casi isolati. E – assicura – gli attuali trattamenti per l’Hiv sono efficaci contro questo ceppo, dunque non c’è motivo di preoccuparsi». L’esperto comunque si dice convinto che «questa scoperta permetterà una mappatura più completa della malattia».

Aids, difficoltà a diagnosticare questo nuovo ceppo

Il vero problema riguarda «la possibilità di diagnosticare questo nuovo ceppo». Lo ha spiegato alla Cnn una delle co-autrici dello studio, Mary Rodgers, degli Abbott Laboratories. La ricercatrice ha messo in guardia sul fatto che «per riuscire a debellare la pandemia bisogna continuare a studiare questo virus che cambia continuamente. Usando le tecnologie più innovative». Per dichiarare che si tratta di un nuovo sottotipo, devono essere analizzati in modo indipendente almeno tre casi. I primi due sono stati trovati nella Repubblica Democratica del Congo nel 1983 e nel 1990. I due ceppi erano «molto insoliti e non corrispondevano ad altri ceppi», ha spiegato ancora Rodgers. Il terzo campione trovato sempre in Congo è stato raccolto nel 2001 come parte di uno studio sulla prevenzione della trasmissione del virus da madre a figlio. Il campione era scarso e non sufficiente, e anche se sembrava simile agli altri due. Gli scienziati volevano testare l’intero genoma per essere sicuri. A quel tempo, infatti, non c’era la tecnologia necessaria a determinare il nuovo sottotipo. Per questo hanno sviluppato nuove tecniche per studiare e mappare il campione del 2001.

In Italia ogni anno 3.443 nuovi casi

Dall’inizio dell’epidemia, nel mondo, oltre 70 milioni di persone hanno contratto l’infezione e circa 35 milioni sono morte. Oggi sono circa 37 milioni le persone che vivono con l’Hiv, di cui 22 milioni sono in cura. Ogni giorno vengono diagnosticate circa 5.000 nuove infezioni da Hiv. Di cui circa 500 tra i bambini con età inferiore ai 15 anni e circa 4.400 tra gli adulti. Il 66% delle nuove infezioni si registra nell’area sub-sahariana. In Italia dall’inizio dell’epidemia (nel 1982) ad oggi sono stati segnalati quasi 70.000 casi di Aids. Di questi oltre 44.000 sono deceduti. Gli ultimi dati disponibili dell’Istituto superiore di sanità parlano di 3.443 nuove diagnosi di infezione all’anno. Pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti con Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna in cima alla classifica. I casi più numerosi di infezione sono attribuibili a trasmissione eterosessuale (46%, specificamente 25% maschi e 21% femmine). Seguiti da quella omosessuale (38%), mentre le persone che usano sostanze rappresentano il 3% di tutte le segnalazioni.

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