Aggressioni in ospedale, i medici dei Pronto Soccorso senza difesa. E i concorsi vanno deserti

lunedì 18 Novembre 12:33 - di Vanessa Seffer
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Ospedale a rischio. Lascia basiti la richiesta al giudice delle indagini preliminari, da parte della procura di Napoli, di archiviare un procedimento. A carico di un individuo che il 22 settembre aggredì un medico dell’ospedale Santobono sferrando tre colpi con una stampella che aveva con sé e determinando la frattura di un dito e una prognosi di tre settimane. La procura ha motivato la richiesta “per particolare tenuità del fatto” e perché ad aggredire è stato un soggetto che, sembra lo si desuma dal certificato penale, non è un delinquente abituale. Inoltre avrebbe agito in stato di estrema ansia per la preoccupazione derivante dallo stato di salute della figlia. Dunque i possibili reati di resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali non sono stati presi in considerazione. E le stesse lesioni “provocate alla parte offesa furono di lieve entità”. Che paradosso.

Deserti i concorsi per medici di Pronto Soccorso

Sic stantibus rebus allora le parole del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca assumono un significato chiaro anche per chi fosse appena arrivato sul nostro pianeta. “Abbiamo fatto partire già due o tre concorsi per trovare medici per i pronto soccorso, e non si presentano. Non partecipano più ai concorsi perché è diventato davvero difficile impiegare personale medico nelle strutture delle emergenze urgenze”. Sono le parole del politico tanto caro al comico Crozza in occasione dell’inaugurazione del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon. Incredibile, concorsi per medici dell’emergenza che vanno deserti. Eppure nel bando di concorso tra i requisiti non c’è scritto “disponibilità a ricevere mazzate da chiunque”. Dunque non si capisce per quale motivi questi concorsi debbano andare deserti.

In ospedale medici in trincea

Forse mancano gli specialisti per una errata programmazione? Forse mancano gli specialisti perché questo lavoro è scarsamente remunerato? Ed è pure ad alto rischio di contenzioso medico legale e di mazzate fisiche? Forse mancano gli specialisti dell’emergenza perché i giovani medici hanno fiutato l’aria? E hanno capito che finirebbero nella prima linea di una vera e propria guerra e dunque non prendono in considerazione questa specializzazione? O forse perché i medici hanno capito che la maggior parte delle aziende sanitarie, anziché tutelarli in ogni modo, spesso e volentieri li trattano come fossero una categoria marginale? O forse perché certa classe politica, abituata a tagliare i nastri delle inaugurazioni più che ad inaugurare nuove stagioni di impegno civile, li ha praticamente abbandonati a se stessi?

L’inerzia del ministro Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza, pur a fronte dei numerosi, ripetuti e sempre più gravi episodi di aggressione al personale medico ed infermieristico, non sembra volere procedere con la decretazione d’urgenza. E ciò in quanto ha “molto rispetto della funzione parlamentare”. “Se lavoreremo con spirito unitario – ha dichiarato il ministro – credo che entro la fine del prossimo marzo potremo condurre in porto l’approvazione della nuova norma che inasprisce le pene e istituisce l’osservatorio permanente”. Di motivazioni sul perché il settore dell’emergenza-urgenza è in crisi ce ne sono tante e la situazione andrà sempre peggiorando.

Pene più dure per chi aggredisce in ospedale

Non si intravede una via di uscita nell’ambito della politica sanitaria. Se poi ci si mette anche la magistratura a contribuire a rendere ancor più difficile e demotivante il proprio impegno professionale allora difficilmente ne riusciremo ad uscire. La Cisl Medici Lazio da mesi va ripetendo tolleranza zero ed inasprimento delle pene per gli aggressori negli ospedali. Qui sembra che ci sia stata tolleranza zero nei confronti del medico aggredito la cui unica colpa è stata quella di trovarsi a lavorare nella trincea del Pronto Soccorso di un ospedale.

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