Abolire gli enti inutili, il sogno di Teodoro Buontempo. Ma il clientelismo li ha sempre protetti

lunedì 25 novembre 16:53 - di Antonio Pannullo
buontempo enti

Enti inutili, l’indimenticato Teodoro Buontempo ne aveva fatto una battaglia primaria. L’abolizione degli enti inutili. Sia quando era deputato sia quando era in Regione Lazio. Ma le sue lotte – e quelle del Msi – si erano sempre infrante sulla burocrazia e sul clientalismo. Adesso è il Codacons che ci riprova. “Abolire i 500 enti inutili esistenti nel nostro Paese per reperire risorse da destinare alla messa in sicurezza del territorio”. Il Codacons lo chiede dopo gli ingenti danni registrati in Italia a causa del maltempo che ha colpito diverse regioni. “Da diversi anni i governi che si sono succeduti e i vari partiti politici hanno annunciato interventi per ridurre gli sprechi e tagliare il numero di enti partecipati da Stato, Province, Regioni e Comuni.

Tutti e a tutti gli effetti enti inutili, poiché non svolgono alcuna reale attività pur assorbendo risorse pubbliche. Nulla finora è stato fatto per chiudere tali strutture, che sostanzialmente servono solo per assegnare poltrone a fini politici e clientelari sul territorio. Costerebbero la bellezza di 10 miliardi di euro (no: sono 12 miliardi, ndr) tra stipendi dei dipendenti, affitti per le sedi, benefit e privilegi per i dirigenti”.

Il Codacons ora ci riprova e si rivolge a Conte

“Chiediamo al premier Giuseppe Conte di mettere mano una volta per tutte all’irrisolta questione dei 500 enti inutili in Italia. E procedere alla loro liquidazione in modo da reperire risorse da destinare alla messa in sicurezza dei territori a rischio frane e alluvioni – afferma il presidente Carlo Rienzi -. A oggi più di 7 milioni di italiani vivono in aree a forte rischio idrogeologico (1,2 milioni su territori a rischio frane, 6 milioni su aree a rischio alluvioni), con Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Liguria che registrano i valori più elevati di popolazione a rischio frane.

Nonostante i tanti allarmi e le tragedie che con maggiore frequenza si registrano su tali aree a causa del maltempo, poco o nulla è stato fatto per garantire la sicurezza degli abitanti. Il Codacons sta studiando una azione legale da intentare contro quegli enti locali che non hanno adottato misure per mettere in sicurezza le zone a più elevata criticità. Azione finalizzata a ottenere provvedimenti che obblighino Regioni, Province e Comuni ad attivarsi per tutelare l’incolumità dei propri abitanti”.

Gli enti inutili sono una fonte di spreco

Ma cosa sono questi enti inutili osteggiati da Tedoro Buontempo? Sono la più grande fonte di spreco e potrebbero essere un importante serbatoio di risorse da impiegare. Non si sa esattamente quanti siano ma possono costare fino 12 miliardi l’anno. Gli enti inutili periodicamente finiscono nell’agenda di governo e puntualmente ne escono, quasi sempre senza conseguenze. Dal celebre caso del Cnel, abolito dal governo Renzi ma resuscitato dall’esito del referendum costituzionale, fino alla miriade di micro enti che continuano a sopravvivere per inerzia. Un ginepraio fatto di sigle, sedi fantasma e mission improbabili, in cui è difficile muoversi, come testimonia la difficoltà di arrivare a un censimento. Il problema, si segnala, è che anche quando si arriva ad abolirne qualcuno, spesso il provvedimento si perde in una lunga sequenza di ricorsi e contro-ricorsi di fronte alla giustizia amministrativa.

Eloquente anche la fotografia scattata a suo tempo dalla Corte dei Conti. Che ne ha evidenziato “l’ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti)”. Si tratta di enti e strutture che, ha segnalato la magistratura contabile, “si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche”.

Una ragnatela di sigle protetta dal clientelismo

Si parte dagli enti più conosciuti, la cui utilità è tutta da discutere, e si arriva a una ragnatela di consorzi, agenzie regionali, enti autonomi. Molti dei quali impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto. Dall’Unione italiana Tiro a Segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia. Emblematico anche il caso dell’Unione nazionale per la lotta analfabetismo. Nata nel 1947 per un fine evidentemente prioritario nell’Italia del secondo Dopoguerra, è ancora attiva. E, ovviamente, fa altro.

el 2015 fu elaborata una lista di 500 enti definiti con certezza inutili e lostesso Codacons, nel 2015, ha stimato che eliminandoli si otterrebbero 10 miliardi di euro di risparmi l’anno. Ma ad oggi, nonostante gli sforzi messi in campo, la situazione non è cambiata. E, anzi, le risorse da scongelare possono anche crescere. Il governo nel 2015 da parte sua stimò che si sarebbero potuti liberare 12 o 13 miliardi di euro.

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