Trump senza freni: spara gaffe e insulti. Dopo il muro in Colorado, dà della feccia ai dissidenti

giovedì 24 ottobre 14:39 - di Redazione
Trump

Trump twitta e tuona contro due nemici di sempre: il Messico e i repubblicani “Never Trumper”. Peccato che, nel caso del Messico, il presidente Usa travisi i confini tra gli Stati americani su cui regna e governa. Mentre nell’attacco rivolto ai compagni di cordata dissidenti l’inquilino della Casa Bianca dimentichi di fare chiarezza su pregressi rapporti rimasti nel dubbio. E nell’equivoco. E tra gaffes e invettive, Trump torna a far parlare di sé e della sua “bizzarra” comunicazione social.

Trump tra gaffe e insulti

Andiamo con ordine. E partiamo dalla nuova gaffe di Donald Trump. Nella sua foga retorica contro i migranti, il presidente americano ha annunciato che costruirà un muro anche in Colorado. Peccato che quello Stato non confini con il Messico… «Stiamo costruendo un muro al confine con il Nuovo Messico», ha esordito a un evento a Pittsburgh, in Pennsylvania. E subito ha aggiunto: «Costruiremo un muro in Colorado. Che però si trova a nord del Nuovo Messico, e non lungo il confine con il Messico come il presidente Usa ha equivocato. Non pago, a stretto giro da questa clamorosa gaffe, Trump ha subito commentato su Twitter su altro. E prendendosela con i repubblicani Never Trumper, ha postato sui social: «Sono in certo modo peggiori e più pericolosi per il nostro Paese dei democratici nullafacenti. State attenti, sono feccia umana!».

Contro i repubblicani dissidenti

Archiviato lo svarione geo-politico, dunque, Trump è passato poi al duro attacco rivolto ai repubblicani “dissidenti” usando il termine Never Trump. Il riferimento è ai tempi delle primarie del 2016, quando si erano riuniti esponenti dell’establishment repubblicano, e delle passate amministrazioni Gop, che cercarono di bloccare la sua ascesa verso la nomination. Non ancora domo, in un successivo tweet Trump ha dato del «Never Trumper» a Bill Taylor, diplomatico di lungo corso, nominato ambasciatore in Ucraina nel 2006 da George W. Bush. Richiamato poi come incaricato d’affari a Kiev dopo la rimozione dell’ambasciatrice Marie Yovanovitch. Taylor due giorni fa ha testimoniato di fronte alla commissione d’inchiesta dell’impeachment sulle presunte pressioni fatte su Kiev da Trump per ottenere vantaggi politici. Trump, che nel tweet attacca anche John Bellinger, un altro diplomatico dell’era Bush, afferma quindi di non aver mai incontrato Taylor. Anche se è stato Mike Pompeo a richiamarlo in servizio per sostituire l’ambasciatrice da lui allontanata dietro pressioni di Rudy Giuliani, architetto del teorema alla base del Kievgate. E cioè l’intervento di Joe Biden a favore della società ucraina per la quale lavorava il figlio Hunter.

Attacchi virulenti segno di nervosismo

La virulenza dell’attacco di Trump è però il segnale di un certo nervosismo alla Casa Bianca per il crescente numero di prese di distanza tra le file dei repubblicani di Capitol Hill dalla sua politica in Siria alle controverse decisioni sul G7. Alla Camera la mozione di condanna del ritiro e del tradimento degli alleati curdi è passata infatti con 354 voti favorevoli e solo 60 contrari, quindi con il sostegno di decine di repubblicani. Trump poi sarebbe stato costretto a fare marcia indietro sulla scelta del suo resort privato in Florida per il vertice del giugno prossimo dopo che i repubblicani gli hanno detto che su questo non avrebbero potuto difenderlo. E le prese di distanze si stanno anche allargando sul terreno, quanto mai pericoloso, dell’impeachment: basti pensare che lo stesso leader della minoranza alla Camera, Kevin McCahrty, ha espresso il suo disagio per il fatto che Trump ha definito la procedura di impeachment a cui è sottoposto un “linciaggio”, evocando i fantasmi di una delle pagine più buie della storia americana.

 

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