Strage di Bologna, la donna col passaporto falso non era sola all’Hotel Milano. Con lei c’era anche un Br

venerdì 11 ottobre 14:40 - di Massimiliano Mazzanti
strage di bologna

Sulla strage di Bologna riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

La notizia della presenza a Bologna, la notte tra l’1 e il 2 agosto 1980 di una donna con passaporto cileno palesemente falso, non sarebbe inquietante più di tanto, se non si associasse ad altre evidenze che riguardano le inquietanti e numerose presenze terroriste o para-terroriste davanti alla stazione poco prima dell’attentato e su cui praticamente mai s’indagò.

Un’inquietante “coincidenza”

Ripeter giova, ma la sedicente Juanita Jaramillo, la quale all’epoca sarebbe stata una ventisettenne di Santiago del Cile, non era affatto sola, a Bologna, all’Hotel Milano, quel fatidico giorno. Come questo giornale ha ricordato – e come il colonnello Massimo Giraudo ha ricordato alla Corte d’Assise che sta giudicando Gilberto Cavallini – a dormire all’Hotel Milano, sempre quella maledetta notte, c’era sicuramente anche Brunello Puccia, finito nel mirino dell’antiterrorismo dell’epoca quale sospettato di favoreggiamento nel sequestro di Carlo Saronio. Dunque, un fiancheggiatore delle Br era davanti alla stazione quel giorno e alloggiava – un caso, una coincidenza? – nello stesso hotel della donna che circolava con un passaporto falso, e del tipo che usavano spesso i terroristi legati ai palestinesi.

Le Br a Bologna prima della strage

Non solo. Si è già scritto, ma vale la pena di rimarcarlo: Puccia era presumibilmente in contatto con Francesco Marra, a sua volta vicino alle Br. E, in particolare, alle Br che intrattenevano rapporti coi palestinesi. Dov’era Marra la notte tra l’1 e il 2 agosto? Marra era a cinquanta metri scarsi in linea d’aria di Puccia e dalla sedicente Jaramillo, comunque di fronte alla stazione, all’Hotel Europa. Ma c’è di peggio. Tutto ciò era noto alla Polizia e agli inquirenti. Già nel tardo autunno del 1980, infatti, Marra e Puccia furono identificati e segnalati con un rapporto che evidenziava le loro probabili attività eversive.

La stessa scusa di Thomas Kram

Non solo, peggio ancora. Nel 1981 – i verbali sono dei primissimi giorni di gennaio – Puccia e Marra furono anche interrogati, a Milano, per spiegare cosa ci facessero a Bologna nel giorno della strage. Il primo – attenzione! È la stessa scusa che ripeterà anni dopo Thomas Kram – disse di essersi fermato a Bologna perché aveva perso il treno che avrebbe dovuto portarlo in Toscana. L’altro di essersi fermato per incontrare la donna con cui, poi, sarebbe partito per le vacanze (una tale Loretta Vidali). Ora, agli atti, non sembrano esistere altre attività investigative sui due e, da quanto si apprende adesso, nemmeno sulla terza, misteriosa donna, la Jaramillo. Nel gennaio 1981, si presero per buone le dichiarazioni di Puccia e Marra e ci si sarebbe limitati a prendere atto della falsità del passaporto Jaramillo. Fine.

Ma le retate furono tra i giovani di destra

Un raduno di terroristi rossi a Bologna, il giorno della strage, su cui nulla è stato fatto in termini di attività d’indagine, quasi che fosse scontato trattarsi di una casualità tutto sommato facile ad avverarsi. Il tutto mentre si rovesciavano come calzini e si portavano in galera decine e decine di ragazzi di destra, tenendoli in carcere mesi se non anni – basti pensare al caso di Francesco Furlotti – anche quando già solo alle prime, immediate verifiche apparisse chiaro come non fossero nel capoluogo emiliano e come nulla avessero a che fare con l’attentato. Forse, come balbetta qualcuno in queste ore, il caso Jaramillo non è esattamente una novità, un inedito. Ma certamente è l’ennesima prova di come proprio le prime inchieste e i primi processi – piuttosto che le goffe manovre di Francesco Pazienza e di qualche ufficiale dei servizi – abbiano costituito di fatto il vero, grande depistaggio sulla strage di Bologna.

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