Seregno, assolto ex-assessore di Forza Italia. Il legale: «Il gup ha detto che la politica non è reato»

venerdì 11 ottobre 16:06 - di Redazione
Seregno

Una conferenza stampa presso la sede del comune brianzolo di Seregno per dire a chiare lettere che «la politica non è reato». E che «l’indagine penale non può essere la continuazione della politica con altri mezzi». L’avvocato Michele Sarno, legale insieme a Roberta Minotti dell’ex-assessore Gianfranco Ciafrone, è un fiume in piena. Un fiume di soddisfazione dopo che il gup di Monza ha assolto il suo assistito, già titolare della delega alla Protezione Civile, dalle accuse di abuso di ufficio perché «il fatto non costituisce reato».

Gianfranco Ciafrone era indagato per abuso d’ufficio

Il processo a Ciafrone, Forza Italia, nasce da una costola dell’inchiesta sulla “malagestione” del municipio di Seregno e su presunti contatti con la ‘ndrangheta. La stessa inchiesta, per la cronaca, che aveva portato all’arresto dell’ex sindaco Edoardo Mazza, dell’imprenditore Antonino Lugarà e all’iscrizione nel registro degli indagati del vicesindaco in quota Lega Giacinto Mariani. All’epoca, l’iniziativa della Procura aveva sollevato un gran clamore anche per la spettacolarizzazione degli arresti. Basti pensare agli elicotteri che volteggiavano sulla casa del  sindaco al momento dell’arresto. «Siamo molto soddisfatti della sentenza – dice ancora Sarno – anche se Ciafrone ha dovuto reinventarsi una vita per un processo imbastito sulla base di accuse rivelatesi infondate».

L’inchiesta aveva azzerato la giunta di centrodestra di Seregno

Per Cianfrone la procura di Monza aveva chiesto la condanna a 2 anni. Un anno e 4 mesi per erano stati invece richiesti l’ex segretario comunale Francesco Saverio Motolese, difeso dall’avvocato Raffaele Della Valle. Entrambi gli imputati avevano optato per il rito abbreviato davanti al gup. In particolare, l’accusa contestava a Ciafrone di far parte della schiera di politici, amministratori e funzionari che velocizzavano le pratiche edilizie di Lugarà su ordine dell’allora sindaco. Il segretario comunale, anch’egli assolto con formula piena, era invece accusato di avere anticipato i tempi del collaudo delle opere di urbanizzazione. Sempre in favore del costruttore poi arrestato.

 

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