Saviano cambia bersaglio e attacca il Pd: era Minniti a trattare con gli scafisti, non le Ong

martedì 8 ottobre 14:56 - di Redazione
Saviano

Roberto Saviano è un fiume in piena dopo l’ultimo naufragio a Lampedusa. Ne approfitta per difendere le Ong: da quando le hanno bandite dal Mediterraneo si muore di più, a suo avviso.

Non solo, Saviano continua: “Hanno bandito le Ong, ma poi le autorità italiane chiedono alla Ocean Viking e a tutte le Ong presenti nell’area, con velivoli o imbarcazioni, di aiutare a cercare i superstiti. Hanno bandito le Ong chiamandole scafisti, trafficanti di uomini, ma poi a trattare con gli scafisti, con Bija, il noto trafficante di uomini libico abbiamo visto solo persone che agivano in nome del governo italiano”.

L’inchiesta di Avvenire citata da Saviano

Il riferimento è all’inchiesta di Nello Scavo su Avvenire. E’ relativa al maggio 2017, quando l’Italia sta negoziando con la Libia il blocco delle partenze dei profughi. Il premier è Paolo Gentiloni. Il ministro degli Interni Marco Minniti.

Avvenire racconta che l’11 maggio 2017 un minibus che porta una delegazione da Tripoli arriva al Cara di Mineo. “Oggi sappiamo che quel giorno, senza lasciare traccia nei registri d’ingresso, alla riunione partecipò anche Abd al-Rahman al-Milad, il famigerato Bija. Le numerose immagini ottenute da Avvenire attraverso una fonte ufficiale, documentano quella mattinata rimasta nel segreto”. E proprio a quella mattinata fa riferimento Saviano nel suo j’accuse.

Avvenire scrive oggi che l’inchiesta non ha lasciato indifferente le Nazioni Unite. E da Ginevra un portavoce dell’Organizzazione ha inviato una lunga nota nella quale vengono attribuite specifiche responsabilità al Viminale. Il ministero degli Interni “o non disponeva delle informazioni che ormai circolavano da tempo, oppure aveva chiuso un occhio nel momento caldo della trattativa con le tribù libiche” confidando in un aiuto per bloccare il flusso di migranti.

Saviano dice ancora: “Era il 2017, e la guerra alle Ong era appena partita. E siamo ancora al punto di partenza. A cercare in mare i corpi di donne e bambini che hanno perso la vita nel tentativo di sopravvivere. Perché chi viene in Europa non ha altra scelta: non si va incontro alla morte per tentare la fortuna o per realizzarsi nel lavoro. Si affronta la morte quando ciò che vivi è peggio della morte”.

 

 

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