Luca Sacchi, parla il padre: «mio figlio pulito e sincero, non aveva bisogno di soldi»

mercoledì 30 ottobre 18:47 - di Redazione
Sacchi

Piange mentre ricorda suo figlio Luca Sacchi, ucciso con un colpo di pistola in testa da due balordi spacciatori romani. Piange papà Alfonso Sacchi. E cerca di spiegare chi era suo figlio. Un «ragazzo sincero che, forse, si fidava troppo». Un ragazzo che «aveva tanta voglia di vivere». Cerca di riconnettere, prima di tutto per sé stesso, i fili di una vicenda che resta ancora inspiegabile. Soprattutto per chi, come gli investigatori, di storie come questa ne hanno viste tante. E un’idea se la sono fatta.

Racconta con un groppo in gola l’ultima volta che ha parlato con suo figlio Luca. L’ultima volta che l’ha visto vivo: ««Quella sera a casa Luca mi ha dato un bacio e mi ha detto “ti voglio bene”È stata l’ultima volta che l’ho visto».

Gli interessi di Luca Sacchi, ricorda il papà Alfonso, erano quelli di un qualsiasi ragazzo della sua età, lo sport, le moto. E, poi, c’era Anastasyia. Quella ragazza sulla quale si sono appuntate le attenzioni degli investigatori. I suoi racconti su quella terribile sera alimentano dubbi e rinforzano sospetti. Lei che era lì con quello zainetto pieno di soldi, qualcosa come 2.000 euro, più o meno, in banconote di piccolo taglio. I tabulati telefonici che raccontano di contatti precedenti l’omicidio di Luca Sacchi.
L’idea che si sono fatti gli investigatori è che Anastasyia stesse lì a contrattare una partita di marijuana insieme ad altri. Per esempio E Luca? Era consapevole di tutto questo? Ne era a conoscenza?

«Quando si parla di Anastasia è doveroso camminare coi piedi di piombo, anche perché nell’ordinanza del gip allo stato è persona offesa dal reato di rapina – ribadisce in conferenza stampa l’avvocato della famiglia di Luca Sacchi, Paolo Salice – Qualora sarà indagata non la difenderemo, ma semplicemente perché ci sarebbe incompatibilità processuale. Tuttavia Anastasia non si è mai rivolta a noi, dunque il problema non si pone».

«Voglio che comprendiate la mia difficoltà nel venire qui. Mia moglie non ce l‘ha fatta, perché è devastata, ma mio figlio mi sta dando questo coraggio. Luca mi ha dato la forza, oggi, di essere qui», dice Alfonso Sacchi rivolto ai giornalisti. Convocati dalla famiglia Sacchi in conferenza stampa per correggere alcune cose che sono state scritte sui gironali.

«Mio figlio era un figlio stupendo – si inorgoglisce papà Sacchi nella sala conferenze dell’Appia Park Hotel – sempre col sorriso, pronto allo scherzo. “Oh pa’, facciamo questo, facciamo quest’altro” mi diceva».

«Aveva tanta voglia di vivere, lo sport era nel suo sangue fin da piccolo – rivela il papà di Luca – Il calcio, la palestra, le moto: questo era mio figlio.».

E, poi, con la naturalezza delle persone semplici, certo poco abituate a sottoporsi alle domande dei giornalisti: «Oggi ho indossato le sue mutande per prendere coraggio. Porto con me i suoi occhiali da sole. E dormo col suo pigiama».

«”Luca, dammi coraggio”, gli ho detto. Se c’era da aiutare qualcuno, lo aiutava. Perfino se vedeva un gattino in strada rientrava per prendergli qualcosa da mangiare. Era un ragazzo pulito, si vedeva anche dal viso».

«Luca – ricorda Alfonso Sacchi – vedeva tutti buoni. Io gli dicevo di stare attento, di non fidarsi, di guardare anche il fratello più piccolo, Federico. Non so cosa sia successo. Forse si fidava troppo dell’altra gente».

«Ma – afferma con sicurezza l’uomo – era all’oscuro di tutto questo retroscena. D’altronde – giura – non aveva bisogno di soldi. Io ho un ristorante. E per qualsiasi sua necessità chiedeva a me e a sua madre. Mi fidavo ciecamente di Luca – aggiunge senza più riuscire a trattenere il pianto – Era un ragazzo cristallino».

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