L’Europa deve alzare l’allerta: con la morte di Al Baghdadi si rischiano azioni terroristiche

lunedì 28 ottobre 16:41 - di Redazione

L’Europa ora rischia grosso. “Non alzare l’asticella dell’attenzione” dopo l’uccisione del leader dell‘Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, sarebbe “poco saggio”. Lo sostiene Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’estremismo alla George Washington University. Secondo Vidino dopo l’annuncio del presidente Donald Trump l’ipotesi di rappresaglia è “il sentore logico” di chiunque si occupi di sicurezza in tutta l’Europa. Dice l’esperto: “La possibilità di un attentato è “molto, molto possibile per i motivi che tutti ci immaginiamo: vendetta o per dimostrare che il brand dell’Isis esiste ancora”. L’attentato potrebbe essere strutturato, ma molto più probabilmente non strutturato”, con un’azione di un lupo solitario. Tuttavia, sostiene Vidino, non è necessariamente detto che ciò accada. Infatti non ci furono risposte terroristiche dopo la morte del leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden. Che peraltro morì in circostanze analoghe a quelle di al-Baghdadi.

L’Europa ha il problema dei foreign fighters

L’uccisione dell’autoproclamato califfo, evidenzia Vidino, apre un dibattito sul futuro dell’organizzazione jihadista. Ricordando che al massimo dello splendore, nel giugno 2014, occupava uno spazio grande come il Regno Unito. “È chiaro che sono almeno quattro anni che l’Isis è in fase calante”, sostiene Vidino. “La morte di al-Baghdadi è un altro colpo per l’organizzazione, ma l’Isis rimane come presenza sul territorio, sia in Iraq che in Siria. Oggi il gruppo jihadista fa affidamento sulle sue “propaggini in giro per il mondo. Afghanistan in primis, parti dell’Africa sahariana e sub-sahariana fino ad arrivare alle Filippine”. Quella che sta vivendo l’Isis è una “fase di transizione – prosegue Vidino -. L’Isis in ogni caso dovrà fare i conti inevitabilmente con un calo delle vocazioni. Da tempo ha perso forza il suo appeal che aveva spinto un numero importante di jihadisti ad arruolarsi. L’appeal è chiaramente diminuito ma non è assolutamente sparito”.

“Non siamo attrezzati al ritorno dei terroristi”

Vidino ritiene che da tempo esista all’interno dell’organizzazione un dibattito se riconoscere la fine del califfato. “La morte di al-Baghdadi potrebbe dare un argomento in più ai sostenitori di questa tesi”. Ma, secondo l’esperto, la possibilità che possa riemergere con altro nome è improbabile. “Il nome Stato islamico è talmente forte che è difficile che lo abbandonino”. L’esperto analizza quindi le parole di Trump durante l’annuncio. E sulla sua “grande delusione” per i Paesi europei che non vogliono riprendersi i combattenti dell’Isis catturati. “Dal punto di vista americano ci si aspettava che gli europei si riprendessero i foreign fighter e non lasciassero questa incombenza ad altri Paesi”. Ma la stessa America non ha ripreso i suoi foreign fighter anche se sono poche decine a fronte di migliaia di combattenti europei. Gli americani hanno fatto carte false per non riprenderli, togliendo anche la cittadinanza ad alcuni loro. “Detto ciò la decisione europea è da un punto di vista pragmatico e politico più che comprensibile – conclude l’esperto -. È chiaro che la maggior parte dei sistemi europei non sono attrezzati al ritorno di questi soggetti. La maggior parte dei quali sarebbero difficilmente arrestabili e incarcerabili e quindi sarebbero un enorme grattacapo per il sistema di sicurezza. E quale politico vuole essere quello che rimpatria decine di foreign fighter anche se uno solo si macchia di un attentato in futuro?”.

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