La Saraceni e la scorta che mi beccai per sette anni. E le diamo pure il sussidio…

martedì 1 ottobre 12:02 - di Francesco Storace

Mi beccai la scorta per Federica Saraceni, per sette lunghi anni. Sapere che incassa un assegno mensile dallo Stato, in effetti fa un po’ schifo.
Avevo rimosso il suo nome dalla mia mente, le vicende di questi giorni, col reddito di cittadinanza elargito ad una terrorista che ammazzò il sindacalista D’Antona, mi hanno restituito un episodio alla memoria. Ci ho riflettuto dopo aver ascoltato al telegiornale le parole di Olga D’Antona, vedova della vittima di quel nucleo brigatista. Per l’immoralità di quel sussidio.

Il mio nome nel loro covo e arrivò la scorta

Era il 1999, e ricoprivo un incarico istituzionale – presidente della commissione di vigilanza Rai – e uno politico, alla guida della federazione romana di Alleanza Nazionale. La federazione era in via Po e l’agguato a D’Antona avvenne a pochi metri, girato l’angolo.
Ebbene, il giorno successivo o poche ore dopo, un caro amico e dirigente del partito, Bruno Prestagiovanni, mi chiamò per segnalarmi un articolo sulla prima pagina de Il Giornale, scritto da Mario Cervi: “Ecco le prossime vittime delle Brigate Rosse”, o una cosa del genere. Ovviamente, non fu una bella notizia. Da quel giorno vissi sotto scorta per sette lunghi anni, perché nel covo della Saraceni e dei suoi complici c’era anche il mio nome come bersaglio. Me lo confermarono sia il ministro Iervolino che l’allora capo della Polizia Masone.

Una delinquente non può meritare comprensione

Non ci avevo più pensato, nemmeno tentai una costituzione di parte civile, l’incoscienza del militante politico probabilmente ti porta a sottovalutare il pericolo. Però, ascoltando Olga D’Antona, l’indignazione sale. Ti prende un senso di ingiustizia. Perché una delinquente che ammazzava il nemico non può meritare comprensione dallo Stato.
Per carità, avevano il mio nome e quelli di altri quattro da eliminare e magari non avrebbero fatto nulla. Però avrebbero potuto. E dal Parlamento mi aspetto un gesto immediato di riparazione. Via quell’assegno subito, a lei come agli altri.

Commenti

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  • maurizio pinna 1 ottobre 2019

    Non si aspetti nulla da costoro, sono i discendenti di quelli che sono arrivati a lasciar massacrare un loro compagno, Guido Rossa, che li aveva scoperti a fare terrorismo in fabbrica. Per loro restano unicamente compagni che sbagliano e lo sventurato Rossa, nel loro cinismo politico, era solo una pedina sacrificabile.

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