La Merkel pronta a rimangiarsi l’accordo di Malta: se i migranti sono troppi, non li prendiamo

martedì 8 ottobre 16:19 - di Redazione
Malta

Malta, l’accordo sui migranti sbandierato dal governo come svolta storica rischia un drastico ridimensionamento. L’intesa trovata a Malta coinvolgeva Italia, Francia, Germania, Malta e Finlandia. Riguardava la redistribuzione su base volontaria dei richiedenti asilo soccorsi e salvati in mare.

Ma la Germania avverte: l’accordo funzionerà se i numeri degli arrivi resteranno bassi, nell’ordine delle “centinaia”, ma, se diverranno “migliaia”, allora il meccanismo si fermerà.

Lo spiega, a margine del Consiglio Affari Interni a Lussemburgo, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. “Naturalmente dobbiamo proteggerci, per prevenire il pull factor, il fattore di attrazione”, ha detto. Aggiungendo che se questa soluzione viene abusata e le centinaia” di migranti  diventeranno migliaia, allora il meccanismo di emergenza si ferma”.

“Ci proteggiamo dagli abusi da parte dei trafficanti, ma nello stesso tempo abbiamo dato una risposta umana. Salvare persone che rischiano di affogare è naturale, a mio modo di vedere”, conclude Seehofer.

Nel dibattito pubblico, continua, si parla molto di “paura”, ma “è imbarazzante avere un dibattito simile sull’accoglimento in Germania di 225 rifugiati salvati in mare”.

Dopo Malta, nuovo vertice senza conclusioni certe

Oggi, prosegue Seehofer, “informeremo gli Stati membri sull’accordo e poi, sulla base delle reazioni, vedremo quali Paesi sono disposti a partecipare”. Oggi, infine, “non ci saranno conclusioni” del Consiglio sulla materia, dato che “abbiamo un accordo con questi quattro Paesi”, cioè Italia, Francia, Malta e Finlandia.

Per la sottosegretaria francese agli Affari Europei Amélie de Montchalin il preaccordo di Malta non risolve tutto.  “Bisognerà che lavoriamo con la Commissione sulla riforma di Schengen e del sistema di asilo”.

E ha aggiunto: “Abbiamo due principi: il primo è la solidarietà; non ci possono essere Paesi rassegnati o indifferenti nell’Ue, perché è una questione che ci riguarda tutti; il secondo è la responsabilità”, cioè “migliori controlli alle frontiere esterne”.

 

 

 

 

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