La Corte di Strasburgo boccia il carcere a vita per i mafiosi. Respinto il ricorso dell’Italia

martedì 8 ottobre 16:47 - di Alessandra Danieli
La Corte di Strasburgo boccia

La Corte di Strasburgo boccia il carcere a vita per i mafiosi e i terroristi che non collaborano. La Corte europea dei diritti umani ha respinto il ricorso italiano contro la sentenza del 13 giugno 2019 sull’ergastolo ostativo. Il carcere a vita (che non prevede benefici né sconti di pena) che l’Italia applica per reati gravissimi (associazione mafiosa o terrorismo) quando il condannato non collabora con la giustizia.

La Corte di Strasburgo boccia l’ergastolo

Con la “sentenza Viola” del 13 giugno scorso (dal nome del ricorso presentato da Marcello Viola) una sezione della Corte europea dei diritti umani aveva giudicato il carcere a vita incompatibile con la Convenzione dei diritti umani. Ieri la stessa Corte ha respinto l’istanza dell’Italia.

La sentenza sul caso dell’ergastolano Viola

Marcello Viola, detenuto fino allo scorso giugno nel carcere di Sulmona per associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona, era stato in un primo periodo sottoposto al 41 bis, Poi il Tribunale di Sorveglianza ha accolto un suo  ricorso e ha posto fine al regime speciale. Successivamente ha chiesto di poter lasciare il carcere con un permesso per due volte. In entrambi i casi la richiesta è stata respinta, perché non aveva (e tuttora non ha) collaborato con la giustizia. Né era stato accertato che avesse rescisso i legami con l‘associazione criminale.

Un  verdetto preoccupante e “superficiale”

Dopo il respingimento del ricorso da parte della Cassazione, Viola si è rivolto alla Corte europea dei diritti umani sostenendo l’incompatibilità dell’ergastolo con la Convenzione europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo, che hanno respinto il ricorso dell’Italia, hanno stabilito che lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati sulla base della loro decisione di non collaborare. La “non collaborazione” – sostengono – non implica necessariamente che il condannato non si sia pentito o  sia ancora in contatto con organizzazioni criminali.

Morra: «Ora è in pericolo il 41 bis»

Si tratta di una sentenza “preoccupante e superficiale”, commenta l’ex presidente del Senato, Pietro GrassoNicola Morra, presidente della commissione Antimafia,teme conseguenze anche sul 41 bis. E si rivolge ai giudici e giuristi di tutta Europa e del mondo. «Se voi sapeste che cosa significa la lotta alla mafia, forse uno scrupolo in più prima di emettere sentenze di tal fatto lo avreste. Ma evidentemente ancora bisogna capire».

Commenti

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  • maurizio pinna 8 ottobre 2019

    La Corte di Straburgo è puramente uno dei tanti organi burocratici, autoreferente, come tutti i giustizialisti, inseriti nella EU, laddove sistematicamente in nome di fiabeschi diritti dell’uomo è PERMANENTEMENTE schierata a favore dei criminali, ancor più se politici e di sinistra, e pronuncia sentenze che farebbero incavolare un bambino. Per trovare qualcosa del genere occorre rifarsi alla Repubblica di Weimar. Naturalmente è idolatrata dal rosso mucchio selvaggio italiano.

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