Filosofi, da Spinoza a Heidegger passando per Marx: in quali luoghi hanno pensato e scritto

venerdì 4 ottobre 12:48 - di Annalisa Terranova
filosofi paolo pagani

I filosofi che hanno rivoluzionato il pensiero occidentale hanno lavorato in città, case, ambienti e paesaggi che li hanno ispirati. Paolo Pagani nel suo studio I luoghi del pensiero (Neri Pozza) va letteralmente sulle loro tracce. E racconta nel suo libro un itinerario che apre la mente e lo spirito.

Si parte dalla Amsterdam di Spinoza e Cartesio. Il primo paladino della tolleranza. Il secondo esegeta del dubbio. Sono stati questi due filosofi a scavare le fondamenta del mondo moderno. Scopriamo che Spinoza beveva solo birra e mangiava marmellata di rose, Cartesio faceva squartare vacche gravide per studiarne i feti. Il primo era un molatore di lenti per cannocchiali, il secondo si dilettava col giardinaggio.

Sulle tracce dei filosofi dal Seicento alla modernità

Altri filosofi, altri paesaggi. L’albero della mela di Newton esiste ancora. Si trova a Woolshorpe Manor, sette miglia da Grantham. Newton era un collerico solitario. Quando rifletteva su un problema dimenticava di mangiare, e i pasti li consumava il suo gatto, che ingrassò a dismisura.

Irrequieto e mondano era invece Leibniz che girava per tutte le corti d’Europa. Marx scrisse il primo libro del Capitale in un sordido bilocale al 28 di Dean Street a Soho, ma nacque a Treviri, dove si venera come una reliquia la sua poltrona foderata di raso giallo. Era di pelle nera invece la poltrona di Darwin, conservata nella Down House, nella campagna inglese, dove lo scienziato allevava e studiava i piccioni.

Wittgenstein trovava sfogo al suo carattere francescano nei ruvidi paesaggi norvegesi o nella quiete selvaggia dell’estremo ovest d’Irlanda. Tra gli agi borghesi di Bloomsbury si svolse l’esistenza controcorrente di Keynes. Heidegger, il filosofo che riscoprì l’Essere, aveva il suo buon rifugio nella baita costruita a ridosso della Foresta Nera, a Todtnauberg. Luogo caro a Thomas Mann fu infine la villa di Pacific Palisades, California, principale punto d’incontro degli artisti e dei filosofi in esilio in America. Mann la lasciò solo nel 1952 per la Svizzera, trovando insopportabile il clima del maccartismo.

Percorrendo i sentieri di questi filosofi nasce appunto una geografia delle idee, e si scopre che certi luoghi racchiudono un dono segreto, un’aura speciale che vibra e si capta con un radar interiore. Luoghi distanti uniti dal filo rosso dell’eresia, che sempre accompagna le scoperte fondamentali.

 

 

 

 

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