Di Maio-Conte, lite sui contanti. «I voti li abbiamo noi». «Poteva farmi una telefonata»

sabato 19 ottobre 10:39 - di Robert Perdicchi

«Poteva almeno farmi una telefonata…». A quanto pare gli attacchi di Luigi Di Maio sono risuonati, alle orecchie del premier Giuseppe Conte, quasi un affronto personale. Prima ancora che un problema politico. Il premier è offeso, lo lascia trasparire ai suoi collaboratori. La lite con il leader del M5S divampa sul tetto dei contanti. Luigi da Pomigliano frena su quel provvedimento e il premier, forte del sostegno dei “travagliani” del Fatto (che accusano il Movimento di avere la stessa posizione di Renzi).

Anche perché proprio Di Maio – come sottolinea La Stampa – solo quattro anni fa sosteneva il contrario, “Portare il tetto al contante a tremila euro favorisce il riciclaggio di soldi sporchi e l’evasione fiscale”. Con lui, era d’accordo anche il futuro ministro della Giustizia Bonafede: «L’aumento del contante favorisce l’autoriciclaggio e il consumo di denaro sporco». Oggi invece l’ala “di destra” dei grillini su quella misura “vessatoria” non è disposto a fare concessioni a Conte. Al punto da unirsi al Pd per un asse che minaccia perfino le elezioni.

Di Maio-Conte, attacco alla manovra

Era stato un durissimo posto pubblicato sul blog dei Cinquestelle, ieri, a riaccendere le tensioni. «Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo. Ma solo se rappresentassero vere misure anti-evasione. L’inserimento di queste misure – si leggeva – non solo non fa recuperare risorse. Ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato. Quelli che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante. Soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, cioè per coloro che evadono più di 100mila euro».

Gualtieri getta acqua sul fuoco

Il ministro Gualtieri, nel frattempo, fa sapere che la manovra non si tocca. «Sono tranquillo: è normale che in un governo di coalizione ognuno voglia farsi sentire». Lo ha detto ieri  in un’intervista ai tg Rai a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale a Washington. «Noi ascoltiamo tutti e ragioneremo su tutti i dettagli della manovra che nel suo indirizzo è stata già decisa e approvata», aggiunge Gualtieri.

Gualtieri ha spiegato di avere presentato a Washington “una Italia stabile, che punta alla crescita, che non è più considerata un problema ma concorre a definire le soluzioni. Una Italia che insieme ad altri chiede politiche globali per la crescita”. Quanto all’elevato debito pubblico – richiamato oggi anche dal responsabile del Dipartimento europeo del Fondo, Poul Thomsen – per Gualtieri è ormai su una traiettoria discendente. Ma l’attenzione del governo è anche su un percorso di discesa sostenibile.

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