Desirée, quattro africani rinviati a giudizio. La nonna: il nostro dolore non si può calmare

lunedì 21 ottobre 14:48 - di Redazione

Desirée Maritottini: per il suo omicidio il gup di Roma Clementina Forleo ha rinviato a giudizio 4 cittadini africani. La 16enne di Cisterna di Latina morì il 19 ottobre dello scorso anno all’interno di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma.

Vanno dunque a processo i cittadini d’origine africana Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. La prima udienza è fissata per il 4 dicembre nell’aula bunker di Rebibbia.

Secondo l’aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, i quattro avrebbero abusato a turno della ragazza dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne hanno provocato la morte. Ad incastrarli ci sarebbero anche tracce dei Dna trovate dagli investigatori sul corpo della ragazza. Per questa vicenda, Comune di Roma, Regione Lazio e le associazioni ‘Insieme con Marianna’ e ‘Dont’t worry- Noi possiamo Onlus’ si sono costituite parti civili.

La nonna materna di Desirée ha così commentato la notizia: “Il nostro dolore non si potrà mai calmare. Nessuna sentenza ci restituirà mai la nostra Desirée”.

Desirée, l’oltraggio della querela ai familiari

Nei giorni scorsi la famiglia ha dovuto subire l’ennesimo oltraggio alla memoria della ragazza. Il legale di Yussef Salia ha infatti depositato una denuncia contro i genitori della sedicenne per abbandono di minore.

Salia ha così scritto nella denuncia: «Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i familliari, io Salia Yussef non sarei in carcere». Non solo, nella querela si parla di un quadro familiare turbolento e di mancate cure alla ragazza per la dipendenza da stupefacenti. Insomma l’omicidio sarebbe colpa dei familiari: una macabra beffa, un colpo di teatro assurdo dopo il quale molte associazioni hanno protestato contro il legale di Salia Yussef, Maria Antonietta Crestra.

Tutto questo nonostante un testimone abbia riferito che i quattro imputati hanno impedito di chiamare i soccorsi dopo che Desiree era rimasta in balìa dei suoi aguzzini per ore.

 

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