Da Italia Viva stoccata al Pd. Faraone: ossessionati da Renzi, ma noi non li pensiamo proprio…

venerdì 4 ottobre 17:41 - di Redazione
Italia Viva

Da Italia Viva stoccate al Pd. Stavolta arrivano da Davide Faraone, capogruppo al Senato del partito di Renzi: “La differenza tra noi e il Pd, in particolare i suoi dirigenti nazionali, è che loro stanno tutto il tempo a riunirsi e a parlare occupandosi di noi. Sono ossessionati da Renzi”.

“Noi, invece – dice ancora Faraone – non vogliamo occuparci del Pd, da lì siamo andati via e ci vogliamo occupare del paese. E’ un po’ come quando Renzi stava nel Pd e parlavano sempre e solo di lui. L’ossessione si è trasferita fuori. Non cambia. Se fanno riunioni, caminetti, per capire come arginare Renzi, vuol dire che qualche problema ce l’hanno…”.

Italia Viva è una mina sotto la poltrona di Conte

Ma Faraone è un fiume in piena: “Le uniche due leadership sono rappresentate in Italia da Matteo Renzi e da Matteo Salvini”, ha detto a margine della scuola di cultura politica ‘Futura’ di Terrasini (Palermo). “Le forze che si confrontano con il bipolarismo in questo paese sono rappresentate da Matteo Renzi e da Matteo Salvini, sono due leadership profondamente diverse, carismatiche”. E Conte? “E’ il Presidente del Consiglio che si sta sforzando in maniera generosa a tenere insieme una maggioranza eterogenea. Il massimo sostegno a Conte”.

Parole che spazzano via le ambizioni leaderistiche di Zingaretti e Conte. Ma non solo: che Italia Viva rappresenti una mina sotto il governo Conte non è una novità. Fin dall’annuncio di Matteo Renzi di dar vita al nuovo partito le preoccupazioni, e nonsolo nel Pd, sono state evidenti e chiare.

L’allarme è stato più forte dopo la lettera di qualche giorno fa di Matteo Renzi al Corriere sulla manovra.  Lettera che aveva suscitato un suggerimento da parte dell’ex segretario Pd Enrico letta:  “Conte e Zingaretti hanno il coltello in mano, io all’epoca ho sopportato troppo da Renzi. Non facciano come me, se Renzi non rispetta il patto si vada al voto, se no diventa un Vietnam e non si mangia il panettone”.

 

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