Crocifisso, Don Lazzara provoca gli atei: ecco la foto del Cristo di Aleppo dissacrato

mercoledì 2 ottobre 14:56 - di Redazione

Crocifisso sì o no. Crocifisso come simbolo divisivo. Disturbante per laicisti e atei. Nella polemica entra don Salvatore Lazzara , un sacerdote che si occupa della questione siriana e del Medio Oriente.

 “Questo crocifisso di Aleppo dissacrato dai terroristi, è dedicato a tutti quelli che ritengono sia divisivo mostrarlo nelle scuole ma che poi alzano la voce quando gli usi alimentari dei musulmani non sono rispettati. Cristo rimane, i suoi nemici passano. Fatevene una ragione”. Questo il commento su Twitter alla foto di un Crocifisso distrutto.
Don Lazzara cura un blog, Alla Quercia di Mamre, in cui commenta notizie di attualità sulla chiesa nel mondo.
Con il suo tweet interviene nel dibattito sul Crocifisso nelle scuole che il ministro Fioramonti non vede di buon occhio. Le parole del ministro dell’Istruzione hanno infatti scatenato polemiche a non finire. A Fioramonti ha replicato anche Monsignor Giovanni d’Ercole, segretario della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali.

Il dibattito politico sul Crocifisso

Il ministro è risultato talmente divisivo sull’argomento del Crocifisso che ha suscitato reazione nel suo stesso partito. Il M5S ha fatto sapere subito, infatti, che il tema non è all’ordine del giorno. Fioramonti ha risposto ammettendo che “è un’altra di quelle questioni divisive che potrebbe attendere”. Ma lui pensa “ovviamente ad una visione della scuola laica e che dia spazio a tutti i modi di pensare”.
Al di là della polemica del momento, il Crocifisso fa discutere animatamente la politica. Merito o colpa di Matteo Salvini che esibisce il rosario nei suoi comizi. Di più: Salvini ha anche baciato il crocifisso durante la seduta al Senato in cui Giuseppe Conte lo bacchettava per l’uso dei simboli religiosi.
Va ricordato in proposito che nel 2011 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che la presenza in classe di questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione.
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