Cristina Campo, storia di una scrittrice controcorrente che non ha mai rinnegato le sue idee

lunedì 21 Ottobre 12:23 - di Massimo Pedroni

Puccio Quaratesi, Bernardo Trevisano, Giusto Cabianca questi erano alcuni degli pseudonimi adottati da Vittoria Guerrini, meglio nota come Cristina Campo. Eteronimo da lei preferito con il quale si era fatta apprezzare unanimemente nella società letteraria, nella qualità di scrittrice, poetessa e finissima traduttrice. Questo gioco di mimetizzazione dell’identità, era un terreno sul quale Puccio Quaratesi, Bernardo Trevisano e gli altri le fungevano da filtro rispetto a un mondo considerato imperfetto. A tale proposito Mario Luzi ebbe a dire: «Forza e fragilità si fondevano in lei mirabilmente… Cristina Campo credeva che la perfezione esistesse e come altri che l’hanno preceduta non sapeva che farsene della perfettibilità».

Vita e opere di Vittoria Guerrini-Cristina Campo

Vittoria era una donna gracile, di indole solitaria, dalle pochissime e selezionate amicizie. La sua salute era stata minata fin dalla nascita da una malformazione cardiaca che l’accompagnerà per il corso della sua non lunga vita. Parabola dell’esistenza che si concluderà a Roma il 10 gennaio 1977. Dietro una fisicità molto minuta ed esile, albergava un carattere determinato, che non faceva sconti a mode o conformismi di sorta. Seguiva tenacemente la ricerca di un progetto di armonica bellezza e, addirittura di rendere possibile la “perfezione” in letteratura, come diceva di lei il suo amico poeta Mario Luzi.

Gli incontri a Firenze

Era nata a Bologna il 28 Aprile del 1923 figlia unica di Guido Guerrini e Emilia Putti. Nel 1928, con la famiglia, si trasferirono a Firenze dove il padre musicista assunse il ruolo di direttore del Conservatorio Cherubini. La Campo crebbe quindi, affinando la propria sensibilità e propensione artistica tra le meraviglie del capoluogo toscano. Oltre ai fecondi rapporti intellettuali che aveva avuto modo di intraprendere con letterati fiorentini quali il germanista Leone Traverso, lo stesso Mario Luzi e Gabriella Bemporad solo per citarne i maggiormente significativi. Il suo cagionevole stato di salute non le consente di frequentare la scuola. Giocare con gli altri bambini. Sarà autodidatta. Verrà aiutata nel percorso formativo da “insegnanti geniali”. Leggerà moltissimo. Autori francesi, inglesi, tedeschi. Nella loro lingua originale. Ottima conoscenza di queste lingue che metterà a frutto non solo come traduttrice (Virginia Woolf, Hofmannsthal ecc.) ma anche in ben più aspri contesti. Quali quelli di interprete a favore dei soldati tedeschi caduti prigionieri degli inglesi durante il secondo conflitto mondiale.

La famiglia

La famiglia Guerrini rimase fortemente segnata dall’avvicendarsi tragico degli eventi. Delle dinamiche storiche di quel periodo . Il padre, tra gli altri meriti artistici, organizzava le stagione del “Maggio musicale” di Firenze. Era aderente al Partito Nazionale Fascista da lustri. Nella tempesta delle passioni contrapposte, talvolta feroci, all’arrivo degli americani nella Città del Giglio, la residenza della famiglia della letterata, fu messa a soqquadro e saccheggiata. Guido Guerrini fu tradotto in carcere ed epurato. Forse anche per questo, e per il carattere coraggioso, senza perbenismi o reticenze, la poetessa girava per le strade della Firenze del primo dopoguerra esaltando provocatoriamente ad alta voce la figura di Benito Mussolini.Nel 1955 si trasferì a Roma, dove poco dopo conobbe Elmire Zolla studioso delle religioni e scrittore. Con alterne vicende, la comunione di vita e la condivisione di orizzonti culturali, legò lo studioso alla letterata fino alla prematura scomparsa nel 1977di quest’ultima.

Le sue pubblicazioni

Ricordiamo alcune delle sue pubblicazioni. Quelle fatte per Adelphi di Roberto Calasso. Gli imperdonabili, saggio letterario che ancora oggi la casa editrice presenta così: «Forse è venuto il tempo perché i lettori si accorgano che in Italia in mezzo a tanti promotori della propria mediocrità, è vissuta anche questa “trappista della perfezione”». Altri testi La tigre assenza, Sotto falso nome, Autoritratto della perfezione per citarne alcuni. Sempre per Adelphi. La sua voce era considerata da tutti significativa e autorevole. Ombrata dal fatto, dell’essere ritenuta scandalosamente reazionaria e antimoderna. Così veniva “bollata” nei gorghi di certe conventicole. Coraggiosamente, ancora una volta si pose in contrapposizione frontale con i conformismi del momento abbracciando le tesi dei Cattolici Tradizionalisti di Mons. Lefebvre. Fondò l’associazione tradizionalista La Voce nella quale riuscì addirittura a coinvolgere nella qualità di vicepresidente Eugenio Montale.

Il necrologio di Roberto Calasso

Alfredo Cattabiani, a proposito di questa ultima battaglia della Campo ebbe a scrivere: «Direi quasi che fu Lefebvre a essere un discepolo di Cristina». Queste posizioni le costarono una cruda emarginazione negli ultimi anni della sua vita. Amici, dei pochi rimasti, furono Pietro Citati, Guido Ceronetti e Roberto Calasso. Di quest’ultimo diceva Elemire Zolla fu l’unico ad avere il coraggio di pubblicare sul Corriere della Sera un necrologio per la Campo. A dispetto di tutto ciò si continua a parlare di lei. Con circospezione, taluno, sussurra della Campo con estrema considerazione e rispetto. Fasce di ammiratori diventano sempre più ampie. Non è rilevante dire che qualcuno lo faccia solo ora. Ricordando una sua frase, una speranza si rinfocola in noi: «Se ancora due uomini incontrandosi si inchinano l’un l’altro, la civiltà è salva».

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