Contro Trump arriva anche la censura della Cnn: ora si rifiuta di pubblicare i suoi spot

venerdì 4 ottobre 14:06 - di Giovanni Trotta

Adesso contro Trump arriva anche la censura della Cnn. Il network ha deciso di non mandare in onda due spot della campagna di Donald Trump. Perché contengono affermazioni “palesemente false” sulla vicenda dell’impeachment. E poi anche accuse contro giornalisti dell’emittente. Il rifiuto della tv via cavo avviene mentre salgono sempre più i toni dello scontro fra il presidente Usa e i suoi avversari democratici. Il direttore della campagna di Trump, Tim Murtaugh, ha reagito al rifiuto accusando la Cnn. Il network sarebbe “una società di pubbliche relazioni per i democratici” che “passa le giornate a difendere Joe Biden“. Il primo spot di 30 secondi attacca i media “cagnolini da compagnia” dei dem che sostengono l’impeachment, citando tre giornalisti della Cnn. E accusa l’ex vice presidente democratico Joe Biden. Costui avrebbe promesso un miliardo di dollari all’Ucraina per destituire il procuratore che indagava sulla società dove lavorava il figlio Hunter. “Oltre a denigrare la Cnn e i suoi giornalisti, lo spot contiene asserzioni che sono state provate come palesemente false”, ha dichiarato l’emittente. La Cnn ha poi respinto un altro spot di 30 secondi intitolato “golpe”, sia perchè ritiene che il processo di impeachment non possa essere descritto come colpo di Stato.

Trump: ho il dovere di indagare sulla corruzione

Pronta la replica del presidente. “In qualità di presidente, ho un diritto assoluto, forse anche il dovere, di indagare o aver indagato sulla corruzione.Questo comprende chiedere, o suggerire, ad altri Paesi di darci una mano”. Lo ha scritto nelle ultime ore su Twitter Donald Trump, dopo la richiesta a Cina e Ucraina di indagare sull’ex vicepresidente Joe Biden. Ma qualcuno non è d’accordo. Donald Trump non può chiedere a “tiranni comunisti” di giudicare cittadini americani. Il senatore repubblicano Ben Sasse rompe così il silenzio del suo partito, dopo che Trump ha esortato ieri la Cina e l’Ucraina, a indagare sugli affari del figlio di Biden. “Gli americani non si rivolgono a comunisti cinesi per sapere la verità. Se il figlio di Biden ha violato la legge vendendo il suo nome a Pechino, allora è una questione che riguarda i tribunali americani. E non certo tiranni comunisti che gestiscono campi di tortura”, ha detto il senatore del Nebraska.

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