Caffè Greco: si mobilitano anche i vip per evitare lo sfratto

giovedì 24 ottobre 12:50 - di Redazione
Alda D’Eusanio, Anna Falchi, Valeria Marini, Fulvio Abate e Vittorio Sgarbi. Politici, vip, attori e personalità del mondo della cultura. Tutti si sono stretti attorno all’Antico Caffè Greco di via Condotti, per scongiurare l’eventualità di uno sfratto esecutivo, che per il momento è stato rinviato al gennaio 2020.

Caffè Greco: chiesto un canone da 120mila euro al mese

«Il caffè è gratis, oggi offre Sgarbi» è il mantra che la barista ripete davanti ai clienti che, col portafoglio in mano, si accingono a pagare. Il critico d’arte, nei giorni scorsi, aveva annunciato che si sarebbe mobilitato in prima persona a difesa dello storico locale romano, nato nel lontano 1760, e che da alcuni anni è al centro di una diatriba legale tra l’Ospedale Israelitico, proprietario delle mura, e Flavia Tozzi che da 12 anni detiene il marchio dell’Antico Caffè Greco assieme alle opere d’arte (dal valore inestimabile) che lo rendono famoso in tutto il mondo. L’Israelitico chiede che il canone d’affitto passi dagli attuali 17mila euro mensili ad una cifra astronomica: 120mila euro al mese.

Carlo Pellegrini, amministratore delegato del Caffè Greco, chiarisce le cifre. Un milione e 400mila euro l’anno a fronte di un fatturato dell’antico Caffè Greco di 3 milioni e mezzo. «Destinare il 50% dei ricavi al pagamento del canone di locazione è offensivo per i lavoratori, i fornitori e gli imprenditori, me e mia moglie». In questi giorni, in molti hanno confuso la richiesta di canone con la cifra di 120mila euro l’anno. Invece va moltiplicata per dodici mesi.

Presenti politici di opposti schieramenti

Ad allietare i presenti, la musica di Andrea Morricone, che ha suonato per l’occasione al pianoforte all’interno del Caffè Greco. Madrina dell’evento, Sara Manfuso. Tanti politici di opposti schieramenti politici. Tra loro, Zanda, Gasparri e Cicchitto. Per dirla con Sgarbi, “sfrattare il Caffè Greco è come radere al suolo il Colosseo”. Il critico d’arte non entra nel merito del conflitto economico tra le parti. Ma ha espresso l’interesse di preservare «un luogo di incontro dove si respira arte e cultura da 250 anni». Tutti insieme per scongiurare lo sfratto dello storico locale.

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