Willy il coyote compie 70 anni: com’è nato l’eroe degli irriducibili perdenti (video)

lunedì 16 settembre 18:20 - di Laura Ferrari

«Ma siamo tutti come Willy il Coyote/Che ci ficchiamo sempre nei guai/Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso/Ma noi non ci arrenderemo mai». Cantava così Eugenio Finardi, in una canzone omaggio a uno dei personaggi più popolari dei cartoni animati.

Proprio oggi il coyote e la sua irraggiungibile preda, Beep Beep, compiono 70 anni. Il 16 settembre del 1949 Willy e il velocissimo pennuto appaiono insieme per la prima volta in un episodio dal titolo Fast and Furry-ous (Lavato e stirato) per la Warner Bros.

Siamo tutti come Willy il Coyote

La trama sarà la stessa per ogni episodio della lunga serie, disegnata da Chuck Jones, composta da 45 corti e un cortometraggio, e sempre lo spettatore si ritroverà a fare il tifo per lo sfortunato coyote. Il suo acerrimo nemico non è uno struzzo, ma in realtà è ispirato ad un uccello dei deserti americani e appartenente alla famiglia dei cuculidi, comunemente chiamato Roadrunner (corridore della strada).

Ubicate nelle gole della Monument Valley le trappole inventate da Willy Coyote per catturare Beep Beep, prevedono spesso strani arnesi tecnologici, regolarmente difettosi o d’uso impossibile, forniti dalla ACME Inc., azienda fittizia ideata dallo stesso Chuck Jones, che oltre a Willy Coyote fornisce le attrezzature anche tutti gli altri personaggi dei Looney Tunes.

Nella sua autobiografia Jones attribuisce la sua vena artistica agli insuccessi professionali di suo padre. Uomo d’affari nella California degli anni ’20, il padre del disegnatore iniziava ogni nuova impresa commerciale con l’acquisto di materiale di cancelleria e matite nuove con su impresso il nome della società che voleva lanciare. Quando il business, inevitabilmente falliva, il padre portava a casa enormi pile di cancelleria e matite che distribuiva ai suoi figli, imponendo loro di utilizzare tutto il materiale il più velocemente possibile. Armati di una scorta infinita di carta e matite, i bambini disegnavano costantemente. È per questo, secondo Jones, che lui e molti dei suoi fratelli intrapresero poi carriere artistiche. Chi avrebbe immaginato che dietro questo fallimento sarebbe nato uno dei più grandi successi dei cartoon?

 

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