Sottratti ai romani 20 milioni di euro, indagato il Pd Caudo, ex assessore di Marino

19 Set 2019 16:26 - di Redazione
Le Torri Ligini all'Eur, sotto accusa per i lavori finisce il Pd, Caudo, indagato dalla Procura di Roma

Da «assessore alla Riqualificazione Urbana del Comune di Roma avrebbe fatto approvare il progetto» delle Torri dell’Eur come restauro o risanamento conservativo – «che per il costruttore non prevede alcun tipo di onere da pagare al Comune – anziché di ristrutturazione edilizia – che prevede invece il pagamento di oneri concessori e del contributo straordinario per la valorizzazione immobiliare, per oltre 20 milioni di euro»: con questa accusa il Pd Giovanni Caudo, oggi presidente in quota dem del III Municipio e, all’epoca, «assessore della Giunta dem di Ignazio Marino», sarebbe stato indagato dalla Procura della Repubblica di Roma che gli contesta i reati di traffico di influenze illecite relativamente al progetto di restauro delle Torri e di abuso di ufficio relativamente ad altre due pratiche edilizie, una attinente a un immobile di pregio in largo di Santa Susanna, già̀ sede dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, e l’altra relativa alla zona di Grotta Perfetta.

Secondo la guardia di Finanza che ha indagato sulla vicenda «sfruttando anche le relazioni esistenti con alcuni funzionari del suo assessorato e di altri uffici pubblici», il dem Caudo «avrebbe concesso il permesso di costruire in maniera difforme dalle previsioni con notevole risparmio di spesa« per il costruttore.

La Procura di Roma ha, così, concluso le indagini relative sia al progetto di ripristino dello storico “Palazzo Raggi” in via del Corso che del complesso immobiliare delle “Torri di Ligini” all’Eur, già sede del Dicastero delle Finanze, notificando, nei confronti di dodici persone, fra cui, appunto, Caudo e il costruttore Domenico Bonifaci , la conclusione delle indagini per ipotesi di corruzione, abuso d’ufficio e per traffico di influenze illecite.

«Con riferimento alla vicenda relativa al restauro di Palazzo Raggi, un noto costruttore romano, proprietario dello stesso tramite una sua società – sottolinea la guardia di Finanza – avrebbe direttamente e costantemente, anche con l’ausilio dei collaboratori più fidati, tenuto i contatti con il capo pro-tempore del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica (Pau) del Comune di Roma e con alcuni funzionari del medesimo Dipartimento, al fine di scongiurare l’annullamento del piano di recupero dello storico palazzo romano».

«Nel caso relativo alla pratica edilizia delle Torri dell’Eur, l’allora assessore alla Riqualificazione Urbana del Comune di Roma – rivelano le Fiamme Gialle – avrebbe fatto approvare il progetto come avente natura di restauro e/o risanamento conservativo (che non prevede alcun tipo di onere al Comune) anziché di ristrutturazione edilizia (che prevede invece il pagamento di oneri concessori e del contributo straordinario per la valorizzazione immobiliare, per oltre 20 milioni di euro) in modo tale da concedere, sfruttando anche le relazioni esistenti con alcuni funzionari del suo assessorato e di altri uffici pubblici, il permesso di costruire in maniera difforme dalle previsioni con notevole risparmio di spesa».

Secondo la Finanza, «sono emerse inoltre irregolarità anche con riferimento ad altre due diverse pratiche edilizie: La prima è attinente ad un immobile di pregio in largo di Santa Susanna, già sede dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, in ordine alla quale l’assessore pro-tempore alla Riqualificazione Urbana (cioè sempre il Pd Caudo, ndr) ed il Capo del Dipartimento Pau pro tempore del Comune di Roma avrebbero esercitato indebite pressioni su dipendenti comunali per favorire il cambio di destinazione d’uso dell’immobile (dalla realizzazione di un importante centro di livello urbano culturale/commerciale con servizi e spazi espositivi alla realizzazione di uffici)».

Nel caso della seconda pratica edilizia, invece, Caudo e il Capo del Dipartimento Pau pro tempore del Comune di Roma, «avrebbero favorito una specifica cordata di costruttori per permettere di edificare in zona Grotta Perfetta, negando l’esistenza di specifici vincoli idrogeologici gravanti sul fosso di Tre Fontane».

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