Meloni guidi la destra alla giusta battaglia: cambiare la Costituzione

martedì 10 settembre 14:39 - di Luca Romagnoli

Una grande Giorgia Meloni ha chiuso lunedì 9 settembre, inorgogliendo i militanti di tutte le età, una manifestazione di popolo che oggettivamente non si vedeva da tempo. Ne parlano i tanti video e foto assai più di me e, certamente, assai più di quanto facciano, al solito, cronisti di regime. Giorgia Meloni ha rilanciato con l’occasione un mantra “antico” e al contempo attualissimo: l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.
Giusto, certamente, ma la sfida generale, l’appello inalienabile, la “madre di tutte le battaglie” per chi vuole riformare l’Italia, deve essere più ambizioso; perché è esiziale per la Patria. E chiediamo a Giorgia di guidare il “Popolo sovrano” in questa battaglia epocale: la più difficile ed inaudita delle battaglie. Dare all’Italia una nuova Costituzione.
Viviamo un momento (in effetti ne abbiamo vissuti altri) di evidente discrasia, quantomeno di acclarata non sintonia tra volontà popolare e assetto istituzionale.
Si ha un bel suonare le campane della “conservazione legislativa”, della sopravvivenza forzosa delle rappresentanze elette alle elezioni politiche nazionali grazie ad una Costituzione che vuole si voti ogni 5 anni e che, finché esiste una qualche maggioranza parlamentare, consente al Presidente della Repubblica di formare un governo, a prescindere…
Ecco a prescindere, appunto; dalle intenzioni di voto degli italiani o meglio, dalle sue espressioni concretatesi in momenti elettorali successivi a quello che ha eletto le attuali Camere.
Certo, ha sottolineato la Meloni, le regole formali sono queste, ma l’opportunità politica e il rispetto del sentimento popolare non è, adesso è da mesi, quello del marzo 2018. Sono cambiate molte cose, importanti segnali elettorali e l’evidente dissenso popolare indicano che gli assetti di 16 mesi fa sono profondamente cambiati.
Invece, gli alfieri della conservazione del potere continuano la vergognosa litania: “si vota ogni 5 anni, etc, etc”. L’assunto è formalmente preciso, quanto lo è l’ipotesi formalmente corretta del “finché esiste una maggioranza alle Camere…”.
E così via.
Anzi, di più, chi sostiene che il popolo vuole essere consultato si becca pure ramanzine e, quasi quasi, l’accusa di essere un eversore…
Forse una maggioranza parlamentare la hanno trovata -rispondendo esclusivamente ad un dettame costituzionale-, ma…con quanto disprezzo per una parte che ora è maggioranza degli italiani.
Il primo problema dunque, appare emblematico e non da adesso, è una Costituzione che andrebbe aggiornata in tante parti. Troppo diversa è la società italiana del XXI secolo, da quella del 1946.
Così come è, la Costituzione vigente, anche mercé i poteri della Corte costituzionale (e quindi in ragione dei poteri lì presenti e condizionanti), rende impossibili, irrealizzabili molte riforme utili allo Stato italiano, d’attualità e, quel che è peggio, di prospettiva. Le uniche forzature alla costituzione finora concretate sono, a ben vedere, quelle relative alla riforma del Titolo Quinto e ai sistemi elettorali. E non sono stati capolavori; tutt’altro. Nessuna legge elettorale è fin qui riuscita a realizzare rappresentanze proporzionalmente degne di una “democrazia liberale” (che l’assunto costituzionale mi sembra presupponga, in molte sue parti). Questo è tanto più vero nella fattispecie della stabilità di maggioranze che siano in grado di esprimere e sostenere un governo nazionale.
In Italia è la vigente Costituzione che troppo spesso non consente di riformare nulla; è una Costituzione difatti conservatrice, che consente a poteri sedimentati di rimaner, immutabili, inscalfibili. Il problema grande è dunque partire dalla madre delle riforme: la Costituzione. Va riscritta da un’assemblea costituente ad hoc, da eleggere con proporzionale puro, senza sbarramenti, con un mandato a tempo, cui far seguire elezioni politiche nazionali che diano rappresentanze ed istituzioni ella Nuova Repubblica.
La vera disfatta dell’Italia sta in un sistema democratico che da tanti anni si avvita nelle spire di rappresentanze elette in modo ameno.
Con leggi che mischiano maggioritario e proporzionale; con eletti senza vincolo di mandato (e che hanno “morali politiche” incostanti e controverse); con poteri contrastanti tra istituzioni e tra amministrazioni; con l’acclarato distacco tra istituzioni e Popolo; con tutto questo e anche più, urge cambiare Costituzione. Urge cambiare un regime un sistema stantio e asfittico oggi, che asfissia e affossa l’Italia di domani.

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