Governo, tra i big del Pd è tutto un “gran rifiuto”: anche Orlando dice no al ministero

martedì 3 settembre 18:19 - di Valeria Gelsi
elettorale

Lo vogliono tanto, ma così tanto che non ci vogliono proprio entrare. Nel Pd pare che sia tutto uno smarcarsi dai possibili incarichi da ministro al fianco del M5S: dopo Nicola Zingaretti e Matteo Renzi, ora anche Andrea Orlando annuncia il suo “ringrazio tanto il dottore, ma rifiuto e vado avanti”. Dove? Nel partito, dice lui, perché in questo frangente «rimanere a dirigerlo è per questo un onore ancora più grande». Sarà, ma tutti questi gesti nobili dei notabili dem iniziano a puzzare un po’ di terrore. E a suonare un tantino come un “armiamoci e partite”.

Orlando declina «una delega di grande rilievo»

«Il segretario del mio partito mi ha proposto di fare parte del nuovo governo con una delega di grande rilievo, fatte salve le prerogative del presidente incaricato e del Capo dello Stato», ha scritto l’ex Guardasigilli sulla sua pagina Facebook. «Ringraziandolo per la proposta ho declinato per due ragioni. La prima – ha spiegato – è che, come ripeto da settimane, la nostra richiesta di discontinuità implica la necessità di una forte innovazione anche nella nostra compagine. E non si può chiedere ad altri quello che non si è in grado di chiedere a noi stessi». «La seconda, la più importante – ha proseguito – è che credo che la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito. Rimanere a dirigerlo è per questo un onore ancora più grande e parte integrante della battaglia che dovremo condurre insieme».

I big non ci vogliono mettere la faccia

L’ex “virile ministro Orlando”, insomma, la rigira in atto di responsabilità e generosità, ma appare fin troppo chiaro che anche lui, come gli altri big prima di lui, non ci vuole mettere la faccia. Qualcuno disposto al “sacrificio”, certo, lo troveranno. Ma intanto tutto questo tirarsi indietro, la “viltade” di questo continuo gran rifiuto, arrivati a questo punto, copre il Pd di una vergogna perfino superiore a quella di essersi voluto fare – di nuovo – partito di governo senza voti e senza consenso.

Commenti

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  • 4 settembre 2019

    E se fosse una cosa studiata per metterci dei tecnici?

  • giorgio 4 settembre 2019

    l’attuale segretario del Pd, segretario sino a quando lo vorra’ l’inciuciatore fiorentino, afferma……….cambieremo l’Italia. Cambiare con il partito di mafia capitale, degli incontri “notte tempo” di tale Lotti, dei truffatori a danno dei truffati delle banche che sono peraltro note, di Bibbiano, il partito del jobs act che ha legalizzato la precarieta’, dell’art.18 (eliminato),della legge che permette a qualsivoglia di licenziare dall’oggi al domani senza nemmeno preavviso, credo sara’ dura “cambiare” a meno che cambiare non si intenda in peggio quel che gia’ da ora e’ peggio. E poi, cambiare con i grillini dopo l’esempio dato di estremi trasformisti oltre che cialtroni, il movimento della decrescita felice, no tav no tap no infrastrutture, reddito di cittadinanza senza preoccuparsi di procurare le condizioni del lavoro, il partito della piattaforma come esempio di democrazia diretta (????????), una solenne buffonata che ha pure risvolti di incostituzionalita’. Ed in tutto questo marasma, considerando anche l’ evidente ingerenza negli affari interni da parte di individui di altri Stati che dovrebbero pensare solo alle sberle prese in questi casi si’ da formazioni politiche estreme e percio’ responsabili di codesto andazzo, il garante supremo della nostra Costituzione, che dice??????senza considerare poi il “ribaltone ed i vari ribaltoni” che si sono succeduti nel Bel Paese; lo stesso Mieli, che non e’ certo da considerarsi un pericoloso nazista o fascista, nell’ articolo del Corriere di ieri afferma che in 25 anni la sinistra e’ andata al potere, governo, in seguito ad elezioni, vera democrazia diretta o indiretta che dir si voglia, 1, una, sola volta, il resto sono state manovre/congiure di Palazzo, compresa l’ultima.Un gran bell’esempio di “democrazia” e di “continuita'”.

  • maurizio pinna 3 settembre 2019

    Era nelle corde della sua iniziazione: sbattere fuori in modo villano la Lega, ribadire all’EU che sono dei sudditi, ripristinare la L.elettorale del 1947, nominare il successore di Mattarella. Il resto non conta, per cui per fare ciò bastano dei dilettanti allo sbaraglio , peraltro in tutto potranno vivacchiare fuorchè nell’arrivo dei migranti, quelli non li potranno nascondere.

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