Diplomazia italiana avverte Di Maio: «No a retromarce sull’immigrazione»

5 Set 2019 10:57 - di Valeria Gelsi
Di Maio

Recuperare il senso dell’interesse nazionale, smettendola di essere succubi delle scelte altrui, in primis quelle dei partner europei. Diplomazia italiana, il sito di informazione che dà voce agli addetti ai lavori di un comparto strategico della politica e delle istituzioni italiane, rivolge questa richiesta al neoministro degli Esteri Luigi Di Maio con una lunga lettera firmata dalla “redazione”. «L’Italia deve riappropriarsi del suo ruolo e del suo prestigio internazionale. Paese membro del G7, ha un ruolo chiave nella Nato ed è tra i principali contributori alle missioni di pace Onu. L’Italia è paese fondatore dell’Unione europea: ma oggi nessun altro campo d’azione necessita quanto quello europeo di una coraggiosa ridefinizione dell’interesse nazionale italiano», si legge, tra l’altro, nella lettera che ha il chiaro sapore di un appello: basta col farsi mettere i piedi in testa.

«Basta con l’europeismo di facciata»

«Signor Ministro, non è pensabile adesso tornare a una prassi diplomatica di sistematico appiattimento su politiche decise da altri nell’interesse di altri. È ora di rinunciare definitivamente a un europeismo di facciata, ostentato e miope, che troppo spesso è servito da giustificazione per negoziatori timidi o indecisi. O peggio, per distrarre da interessi più o meno opachi», si legge tra l’altro nella lettera. Rivolta al ministro di un governo che nasce senza l’appoggio del popolo italiano, ma con pesanti endorsement degli apparati europei (l’ultimo quello del primo vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, che proprio oggi ha parlato del governo Conte bis come di «un bene per l’Europa»), la lettera assume dunque un significato politico molto preciso. E, non a caso, oltre alla rivendicazione di maggiori fondi per dare una vera centralità alla Farnesina, falcidiata dai tagli nell’ultimo decennio, i temi che vi si affrontano sono profondamente, squisitamente politici. Primo fra tutti, oltre a quello del ruolo in Europa, vi è quello spinosissimo della gestione dell’immigrazione. Diplomazia italiana ricorda che la partita si gioca a tutto campo politico, dalla presenza geopolitica strategica nel Mediterraneo al contrasto all’attività delle Ong. I fatti, invece, ci dicono che il governo giallo-rosso ha deciso di dare un segnale poco incoraggiante, delegandolo vigliaccamente a un tecnico, il prefetto Luciana Lamorgese.

Tutelare i cittadini, non le “ciniche” Ong

«Soprattutto, rispetto alla sfida politica dell’immigrazione, l’interesse nazionale va individuato in ciò che garantisce la sicurezza e il benessere dei cittadini. Oggi l’atteggiamento prevaricatore di alcune capitali europee risponde a interessi nazionali che sono in netto contrasto con il nostro. Un atteggiamento figlio di avventate fughe in avanti, non ultima la decisione di Berlino di aprire le frontiere agli immigrati nel 2015: una scelta unilaterale, operata in assenza di una qualsivoglia concertazione con i partner europei, che ha lasciato i paesi frontalieri come l’Italia alle prese con un nodo politico epocale», avverte la redazione di Diplomazia italiana, per la quale «a fronte del cinico disprezzo di ogni norma da parte delle Ong, che si spingono ormai fino alla ricerca di incidenti da sfruttare sul piano mediatico, l’Italia ha il diritto-dovere di adottare le misure più idonee a difendere le proprie leggi, i propri confini, i propri cittadini e il proprio ordine sociale».

La legittimità viene dal popolo

Infine, un passaggio, anche questo molto netto, sulla «legittimità dei poteri pubblici» e sul fatto che il voto popolare – o per le meno le sue indicazioni – ne restano faro imprescindibile. «Le elezioni del 2018 – viene ricordato – hanno dato indicazioni molto chiare circa le priorità dei cittadini italiani. Queste sono la crescita economica e l’adozione di misure efficaci contro l’immigrazione clandestina. Confidiamo che Lei vorrà contrastare qualsiasi scelta operata in discontinuità con l’attuale politica di lotta all’immigrazione illegale o – peggio ancora – passi improvvidi in materia di cittadinanza e ius soli, i quali avrebbero per effetto di esacerbare le linee di frattura che purtroppo percorrono il tessuto sociale nazionale». «L’interesse nazionale non è di destra né di sinistra. È, appunto, nazionale. E come tale deve essere un fattore di sintonia, non di divisione ideologica fra forze politiche», conclude Diplomazia italiana, ricordando che «la tutela del popolo e dei suoi interessi è l’unica fonte della legittimità dei pubblici poteri».

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