Conte va ad Atreju ma gli applausi a scena aperta sono per Vespa (video)

sabato 21 settembre 14:22 - di Romana Fabiani

Puntuale il premier Giuseppe Conte varca l’ingresso del villaggio di Atreju dove la platea di Fratelli d’Italia e non solo lo aspetta per l’intervista faccia a faccia con Bruno Vespa, «un’ istituzione» come lo definisce Giorgia Meloni dal palco. Sotto le note di Rino Gaetano Ma il cielo è sempre più blu  che scaldano l’atmosfera  il premier si aggira per gli stand accompagnato dal figlio Nicolò prima di affrontare un incontro improntanto al fair play, anche se l’opposizione al governo giallorosso non potrebbe essere più netta, come dimostrano anche alcuni pannelli goliardici che giocano sul Conte 1 e il Conte 2.

Conte tra gli stand sulle note di Rino Gaetano

Educazione, applausi (più al conduttore di Porta a porta che all’“avvocato del popolo”), ma anche fischi su alcuni passaggi giudicati poco credibili. Primo fra tutti quello in cui il presidente del Consiglio dice di non aver avuto mai rapporti con il Pd prima della formazione del nuovo governo. Il finale, quando Conte lascia la sala,  è scandito dai cori “elezioni, elezioni”. «Come sapete la parola Atreju è legata al tema del confronto, anche quest’anno alla nostra festa abbiamo invitato anche persone distanti da noi per capire le loro ragioni perché noi siamo i veri democrartici in questa nazione», dice Giorgia Meloni ammettendo il coraggio dimostrato da Conte nell’accettare la sfida, «non era scontato che venisse». L’applausometro è tutto a favore del conduttore di Porta a porta che qualcuno dalla platea vorrebbe a Palazzo Chigi al suo posto e grida  “presidente, presidente”. A introdurre l’intervista il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Fancesco Lollobrigida, che ci tiene a mettere le cose in chiaro, «abbiamo scelto di stare fuori da qualsiasi governo che non uscisse dalle urne», dice prima di concludere con una battuta, «lei ha brindato con Macron a champagne, probabilmente, noi brinderemo quando questo governo andrà a casa con un buon vino italiano, magari un primitivo di Vespa».  «Ho confemato la mia presenza senza piageria», esordisce Conte che peecisa di aver brindato con il presidente francese «rigorosamentea spumante italiano». Prima domanda dal retrogusto psicologico. Come si è trovato dalla sera alla mattina a governare con il Pd? Per rispondere Conte si esibisce in una esemplare arrampicata sugli specchi: prima conferma la vicinanza con il movimento grillino, che «ha avuto nel panorama politico un ruolo fondamentale come forza anti-sistema dando un urto positivo», poi glissa sulla parabola pentastellata, infine dice di aver lavorato con il Pd al tavolo per la formazione del governo convinto che l’esigenza personalmente al tavolo con l’obieittivo.

Con la Merkel ho detto la verità

Sui rapporti con l’Europa si fa vanta di aver cambiato musica: «Tutti sanno che siamo un paese fondatore che deve assumersi  le responsabilità di dare un cotntributo anche critico», dice ricordando con orgoglio di aver tenuto bloccato il primo Consiglio europeo fino alle 5 del mattino «perché non mi seguivano in materia di immigrazione». Poi arrivano gli imbarazzati chiarimenti sul video che ha impazzato sui social sul colloquio con la Merkel nel quale raccontava alla cancelliera le “malefatte” leghiste. «Non ho mai ritenuto di dover chiarire dei frammenti di un’ampia conversazione che si è svolta tra me e la Merkel. Era una chiacchiera un po’ rilassata. Vedo che Salvini su questo ci sta ricamando tantissimo. Non mi sarei mai permesso di denigrare una forza politica che sosteneva quel governo. Eravamo nella prospettiva di una competizione europea e io dicevo che la Lega, dal suo punto di vista, si stava predisponendo ad una campagna molto ‘anti’ e il rischio dell’isolamento, dal mio punto di vista, era evidente».

Nessun attaccamento alle poltrone…

Sorriso da sfinge quando Vespa lo incalza sul suo personale futuro politico. «Non credo che tornerà all’Università, credo di parlare con un candidato premier di domani, dica la verità…». «Il presente è già tanto sfidante, oggi parlare del futuro è un salto nel buio», risponde Conte aggiungendo di credere “solo” nel progetto politico del suo governo che giudica sostenibile. Nessun attaccamente alle poltrone, insomma. «Per me quel progetto (continuare a governare con la Lega) non aveva alcuna chance. Il 3 giugno avevo già detto chiaramente che a quelle condizioni non potevo andare avanti. Poi si sono create le premesse per un nuovo progetto politico anche per me impensabili». Evasivo sul tema presidenzialismo sì – presidenzialismo no. Sarebbe bello che il popolo eleggesse il capo del governo, però attenti a copiare modelli stranieri e poi servono «i giusti bilanciamenti». Nessun timore danti al pericolo renziano, l’ex rottamatore, definito oggi dall’Economist “demolition man”,  non è visto da Conte come un pericolo alla stabilità del governo. «Vi dò un scoop,  Renzi non l’ho mai sentito nella fase della formazone del governo perché mi sono relazionato con il leader del Pd, Renzi mi ha  chiamato prima dell’annuncio del suo nuovo partito e con lui sono stato molto chiaro. Gli ho detto che se mi avesse avvertito prima del giuramernto dei ministri e sottosegretari, avrei preteso che al tavolo ci fosse una interlocuzione anche con il suo gruppo per capire e poter sciogliere la riserva avendo tutto chiaro», dice negando di essere furioso come scrivono i giornalisti maliziosi.

Via libera alle tasse sulle merendine

Ultima finestra sull’economia: dove trovare i 16 miliardi di euro che servono? «Non mi faccia anticipare qui la manovra finanziaria», dice il capo del governo 5stelle-Pd  rivolgendosi a Vespa ripetenendo quasi ossessivamente che il governo è al lavoro per trovare la quadra dei conti. Il vero ostacolo sarà il “contenimento” dell’incremento dell’Iva, dice per poi correggersi “non il contenimento”, volevo dire “nessun incremento”. Il giallo si infittisce. Preferisce parlare di asili nido gratis per famiglie con redditi medi e bassi senza quantificare la soglia, si infiamma “sobriamente” quando racconta del suo pallino di creare un’agenzia nazionale per coordinare università e enti di ricerca. E giù i buoni propositi:  aiuti alle famiglie per combattere il “preoccupante” tasso di denatalità italiano. Fa rumoreggiare la platea, invece, quando scivola sul nodo bancomat rivelando soddisfatto gli «ottimi successi sulla digitalizzazione dei pagmamenti» e la lotta all’evasione. Ma è sul via libera alla proposta del ministro dell’Istruzione di tassare le merendine e le bibite che il popolo di Atreju resta incrediulo. Qualche fischio quando Conte attacca con la lezione accademica sul terreno dell’immigrazione. Applausi, invece, quando parla del dovere di «contrastare i traffici illeciti che ci sono dietro i viaggi della disperazione». L’obiettivo è destreggiarsi sull diatriba porti aperti- porti chiusi, che piace tanto alla stampa e all’estero perché, neanche a dirlo, il problema «è più complesso». Vespa gli strappa un mezzo impegno: se l’accordo generale sulla redistribuzione degli immigrati dovesse tardare, l’talia potrà esercitare un diritto di veto. Ultimo tema Alitalia. «Il dossier non si è ancora chiuso, spero si concluda come abbiamo fatto con la vicenda Carige». Non proprio una nazionalizzazione, Conte dice di preferire una “soluzione di mercato” con una importante partecipazione pubblica.

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