Se Zingaretti non entra nel governo, Renzi lo fa fuori. Forse si vota

lunedì 26 agosto 6:00 - di Francesco Storace

Se Zingaretti dice sì a Mattarella si fa il governo. Sì su qualunque cosa passi per la testa ai grillini. Conte premier. Fico presidente di tutte e due le Camere. Di Battista alle Nazioni Unite. Di Maio segretario del Pd.

Ormai siamo alla fiera dell’Est e un politico a tutto tondo come il governatore del Lazio ha il suo bel daffare per schivare ogni genere di trappola, a partire da quelle che Renzi dissemina nel partito col suo fuoco amico. Amico…

Ma che governo potrebbe essere viste le cose strane che succedono ogni cinque minuti? È chiaro che Zingaretti – che già è convinto di suo – ormai ha capito che per evitare il baratro ha solo da pigiare sul pedale delle elezioni anticipate. Se dice sì ad un  governo debole è in balia degli altri, tutti gli altri, semplicemente assistendo allo spettacolo dalla regione Lazio. Cosa diversa sarebbe se invece decidesse di entrare a far parte direttamente e personalmente nel governo.

Se Zingaretti entra al governo…

Questa potrebbe essere una novità. Anche se dovesse digerire Conte premier. Oggi Zingaretti non ha la certezza che non sia attivo l’incredibile secondo forno pentastellato e questa sarebbe la peggiore condizione per lui. Perché se si rimettono insieme M5s e Lega è la fine. Non si vota e Renzi lo infilza come alla corrida.

Quindi Zingaretti è costretto a osare. Per liberarsi di Matteo – il suo, non l’altro – o vota o da’ vita a un governo forte, in cui ci sia il suo imprimatur. E pazienza se va al voto la regione Lazio per la incompatibilità tra i ruoli di ministro e governatore. Il dilemma è tra restare a guardare Di Maio e Salvini che tornano a sbaciucchiarsi o peggio ancora stare in panchina con un governo “amico” in cui lui non tocca palla perché sta fuori mentre parlamentari renziani e ministri – tipo Franceschini – manovrano tra Camera e Senato. Sarà quindi costretto ad entrare nell’esecutivo per evitare di passare i suoi giorni tra le salsicce delle feste dell’Unita’….

Pd come stampella dei Cinquestelle

Se il Pd è costretto invece a fare da stampella dei giochi tra Beppe Grillo e Luigi Di Maio su che cosa far fare a Conte e Fico, gli resta il ruolo di aiutante di campo dei pentastellati. Fatturato zero per un partito che voleva rappresentare l’alternativa. Un’alternativa che gli stanno frantumando giorno dopo giorno, ora dopo ora, proprio le spine interne, i renziani. Lui dice no a Conte e loro dicono sì. Il controcanto di questi momenti è nulla rispetto a quello che potrebbe accadere a governo in cammino. Lui in curva e gli altri in tribuna. Sarebbe devastante.

Quindi aspettiamoci un colpo di reni insospettabile da un personaggio molto riflessivo e mai impulsivo. Elezioni o lui primattore reale del partito e senza guastafeste; se Zingaretti non avrà altre possibilità per mettere la minoranza interna all’angolo si andrà al voto con i renziani decimati nelle liste elettorali.

La partita del governo – lo aveva detto del resto proprio Mattarella – si gioca proprio sull’affidabilità delle forze politiche nel sostegno da garantire all’esecutivo. Ma lo scontro interno ai partiti, vale pure per i Cinquestelle, sta diventando intollerabile. E nessuno può assicurare al Capo dello Stato il sostegno dei partiti se sono così fragili.

Commenti

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  • Maria Dolcera 26 agosto 2019

    è uno schifo immenso

  • Antonio 26 agosto 2019

    Una Volta cera o I pupari ora questi ha no preso il suo posto

  • Carlo Cervini 26 agosto 2019

    I Ds pensano solo ai ministeri, alle nomine ed a saccheggiare i sudati risparmi degli italiani per continuare a sperperare a volontà…………non hanno alcun ritegno, tanto che negli ultimi 100 anni hanno parteggiato per le più sanguinarie dittature mondiali, la probalità di votare è uguale al Pil, circa lo 0,1%.

  • Giuseppe Forconi 26 agosto 2019

    Come al solito si sta vaneggiando. Come puo’ un tizio qualsiasi alzarsi la mattina e dire…. entro al governo. Ma di quale costituzione stiamo parlando, quella dell’armata Brancaleone ? Forse e’ la piu’ corretta. Ma un tizio non deve essere eletto dal popolo in regolare elezioni per andare al governo ? Forse sono rimasto indietro, molto indietro, ma allora a queste condizioni mi presento anche io, cioe’ vado al governo domani e mi faccio dare una poltrona in zona F d I. D’accordo ? Arrivederci a domani mattina alle 09.00.

  • Gagliardi Francesco 26 agosto 2019

    Mi auguro che il Presidente Mattarella, sia ITALIANO. Il ricordo di un Fico, che all’inno di Mameli, stava con le mani in tasca non lo vorrei al governo, figuriamoci con qualche carica come ( premier, camera o senato ).
    Che il Presidente, ben sapendo, che tutti farebbero di tutto per la poltrona, mandi tutto al popolo che ne è il vero garante della costituzione.

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