Mario Sironi, artista fascista: da volontario nella 15-18 all’adesione alla Repubblica Sociale

martedì 13 agosto 18:36 - di Antonio Pannullo

Mario Sironi, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte, è uno degli artisti italiani più interessanti del secolo scorso. Pittore, scultore, architetto, illustratore, scenografo, grafico e anche scrittore, contribuì all’avanguardia culturale artistica nella prima metà del Novecento. Nato nel 1885 a Sassari, dove la famiglia si era trasferita per lavoro, si trasferì prestissimo a Roma, dove ebbe la sua formazione culturale. Proveniente da una famiglia di artisti, architetti e scienziati, Sironi compì studi tecnici, approfondendo però la musica, la letteratura, il disegno. Giovanissimo, si lega ai circoli artistici dello scrittore Ettore Ximenes e del pittore Antonio Discovolo, frequentando i corsi della Scuola Libera del Nudo di via Ripetta a Roma. Frequenta anche Umberto Boccioni e Gino Severini e lo studio di Giacomo Balla, grazie al quale approda al Divisionismo. Dopo alcuni viaggi in Francia e in Germania, alla vigilia della guerra si avvicina al Futurismo partecipando alla Libera Esposizione Internazionale Futurista del 1914 a Roma. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola volontario nel Corpo nazionale dei Volontari ciclisti e automobilisti, del quale già facevano parte Boccioni, Marinetti, Sant’Elia, Funi Russolo, continuando nel contempo a collaborare con riviste culturali. Rimane al fronte fino al 1918, quando inizia a collaborare con la rivista di trincea Il Montello insieme con Massimo Bontempelli.

Sironi su salvato dalla furia partigiana da Rodari

Dopo il congedo rientra a Roma e si rituffa nell’attività culturale e artistica,partecipando anche a esposizioni collettive e personali. La critica si era accorta intanto di lui: Margherita Sarfatti, oltre che Umberto Boccioni, lo lodarono per le sue opere, molte delle quali in questo periodo ispirate alla guerra. Nel 1919 sposa Matilde Fabbrini, dalla quale avrà due figlie. Sironi però continuava a vivere in ristrettezze economiche, per cui decise di trasferirsi a Milano; a questo periodo risalgono i suoi paesaggi urbani. Qui si avvicinò al fascismo, partecipando anche alle riunioni del Fascio milanese. Nel 1920 firma il Manifesto futurista e diventa illustratore per il Popolo d’Italia (da cui è tratta l’immagine che pubblichiamo). In questi anni Sironi collaborerà a molte rivista fasciste e sarà l’ispiratore dello stile fascista nell’arte. Nel 1922 aveva fondato insieme con altri pittori il movimento d’avanguardia Novecento Italiano, animato dalla Sarfatti. In tutti questi anni continua a dipingere e a esporre, con alterni successi. Esegue all’inizio degli anni Trenta una vetrata per il ministero delle Corporazioni e due grandi tele per il Palazzo delle Poste di Bergamo. In questo periodo si dedica sempre più alla grande decorazione, alla pittura murale, considerando ormai il quadro una forma di espressione insufficiente. Fino alla fine del fascismo Sironi continuò a realizzare importantissime opere pubbliche di ampio respiro e di grande impatto ideologico. Nel settembre 1943 Sironi aderì senza indugi alla Repubblica Sociale italiana, e il 25 aprile, a Milano, rischia anche di essere assassinato dalla furia partigiana che passava per le armi tutti i fascisti o presunti tali senza processo. Sironi fu infatti fermata da una banda partigiana, e solo l’intervento di Gianni Rodari, comunista e uomo di cultura, riesce a salvarsi. Sironi vede crollare il suo mondo, e inoltre la sua depressione è aggravata dal suicidio della figlia Rossana. Dopo la guerra continua però a lavorare, continuando a dipingere e a esporre, rifiutando però sempre di partecipare alla Biennale di Venezia. Nel 1955 esce la importante monografia su di lui di Agnoldomenico Pica e nonostante gli attacchi dei critici comunisti l’anno successivo viene nominato accademico di San Luca. Nel 1961 la sua salute è ormai deteriorata e nell’agosto del 1961 è ricoverato in una clinica di Milano dove il 13 muore per una broncopolmonite.

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