La politica nel pallone: Salvini vuole diventare il nuovo Cav del Milan

sabato 3 agosto 16:20 - di Marzio Della Casta

E vabbè, il calcio è il calcio e va tenuto a distanza di sicurezza dalla politica. Ma se – stessa spiaggia, stesso mare – ti ritrovi sotto lo stesso ombrellone Matteo Salvini e Arrigo Sacchi a parlare di  Milan, come fai a non sospettare che del fu grande elettorato berlusconiano il leghista stia lì lì per annettersi anche il segmento rossonero? Sì, proprio quello più caro al cuore del Cavaliere poiché evocativo di trionfi e trofei innalzati in ogni parte del mondo. E soprattutto perché metafora riuscitissima della famosa “discesa in campo” del ’94. Là una squadra ritornata nel gotha del calcio mondiale dopo trascorsi burrascosi e ben due discese negli inferi della serie B («la prima volta pagando, la seconda volta gratis», secondo il perfido commento di don Peppino Prisco vicepresidente dell’Inter e anti-milanista irriducibile); qui un’Italia da estrarre dal fango di Tangentopoli e salvare da Occhetto e dalla sua “gioiosa macchina da guerra” ex-post-neo-comunista.

Il Milan come autobiografia della nazione berlusconiana

Il Milan, dunque, come autobiografia della nazione antiberlusconiana. Ma anche contrapposizione fratricida con la sua mai ammainata bandiera, quel Gianni Rivera da Alessandria poi sedotto da Mariotto Segni e salutato in Parlamento dai rossoneri di sinistra come«la storia del Milan contro il presidente del Milan». E milanista è anche Salvini. Da curva, certo, e non da tribuna presidenziale. Più Ras della Fossa che Adriano Galliani. E perciò ancor più seducente e attrattivo in tempi populisti come gli attuali. Chi lo ha definito un asso della comunicazione, ora ne ha la conferma: farsi immortalare in compagnia di Arrigo Sacchi, che dell’invincibile Milan fu profeta e demiurgo, è atto politico di prima grandezza poiché diretto a sostituire nell’immaginario rossonero la figura del Cavaliere come tifoso numero uno. Il sequel di quel che è già avvenuto nei consensi e nella leadership del centrodestra. E così il pallone torna a farsi metafora della politica, con Salvini che s’impossessa dei fasti del Milan stellare e Berlusconi a rinculare mestamente nel Monza Calcio. Sic transit

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