In Italia la carne è roba da ricchi: negli ultimi 5 anni prezzi alle stelle

martedì 27 agosto 16:03 - di Penelope Corrado

La carne in Italia costa il 20% in più rispetto alla media Ue. E’ il dato rilevato da Eurostat, che nella categoria carne include il manzo, il vitello, il maiale, l’agnello, il montone, la capra, il pollame, altre carni ed interiora edibili, specialità gastronomiche e altre preparazioni a base di carne.

Caro-fettina, un trend inarrestabile

Nel 2018, secondo l’istituto europeo di statistica, fatta 100 la media Ue, la carne costava 120 in Italia, più o meno come in Danimarca (121) e in Svezia (119), più della Germania (106), ma meno della Francia (131), per non parlare del Lussemburgo (142) e dell’Austria che, a quota 146, è il Paese Ue in cui la vita è più costosa per chi non è vegetariano o vegano.

Il prezzo medio della carne nella Ue

Il prezzo della fettina in Italia cresce ininterrottamente dal 2014, quando era a 111,8 (sempre fatta 100 la media Ue di quell’anno); nel 2015 è salito a 112,1, nel 2016 a 115,9, nel 2017 a 118,8. Essere carnivori costa relativamente caro anche in Belgio (126), Olanda (123) e Finlandia (122). La vita diventa più facile a est, dove la carne costa meno della media Ue, in particolare in Polonia e Romania, entrambe a 63, Bulgaria (64), Lituania (71) e Ungheria (74). Nel Regno Unito costa meno della media Ue (95), come pure in Spagna (89) e Grecia (91). Fuori dall’Unione, la carne è carissima in Svizzera, dove il prezzo medio è più del doppio della media Ue, a 227,6.

E ora arriva l’invasione di carne americana

In tema di carne, con l’accordo firmato a Washington, le esportazioni Usa sul mercato dell’Unione europea di carni bovine provenienti da animali allevati senza ormoni aumenteranno fino a raggiungere il tetto di 35 mila tonnellate nel giro di sette anni. «Gli effetti dei dazi americani sull’intera filiera agroalimentare italiana sarebbero particolarmente pesanti», ha sottolineato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. Con oltre 4 miliardi di euro, gli Usa sono il terzo mercato di sbocco per le esportazioni agroalimentari italiane, dopo Francia e Germania. Il presidente di Confagricoltura ha ricordato che «l’imposizione dei dazi Usa può essere fermata con un negoziato bilaterale. L’intesa raggiunta sulle carni bovine sta a dimostrare che esistono sistemi alternativi e proficui, per risolvere le dispute in materia commerciale. Auspichiamo un accordo generale con gli Usa, anche nell’ottica di un necessario ripensamento dell’intesa con il Mercosur».

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