Stop all’incompetenza ai vertici di Alitalia. Paghiamo sempre noi

domenica 14 luglio 9:47 - di Sante Perticaro

Da Sante Perticaro riceviamo e volentieri pubblichiamo

Su di un punto si dovrebbe essere chiari fin da subito soprattutto nel caso Alitalia che è prossimo all’ennesima toppa.

Si serve disastrosamente male la propria parte politica se si pongono alla guida di Aziende pubbliche delle persone impreparate o, peggio, del tutto incompetenti.

Occorre rigore

Perché (la Compagnia di bandiera ne è l’esempio) se un soggetto che rimane sostanzialmente pubblico anche se appartiene alla tipologia delle imprese miste, che gestiscono solo in parte un capitale privato provieniente da grandi Gruppi economici, è altrettanto palese che un fermo rigore debba essere comunque tenuto: per il rispetto di quella parte di capitale che corrisponde al denaro prelevato al contribuente italiano e di cui troppo spesso ci si dimentica.

Perché proprio le imprese pubbliche godono di un raro privilegio, che il privato non ha: quello di poter perdurare anche infinitamente in passivo, ponendo le perdite che maturano sempre a carico dello Stato, che ciclicamente (sia con marchingegni finanziari, o societari, o di “finanza creativa” ora che c’è su tutto l’occhio vigile dell’Europa) le ristora.

Un imperativo etico

Chi viene scelto per guidare una impresa semi- pubblica deve porsi a maggior ragione, perciò, l’imperativo etico di perfezionare questa troppo irripetibile connotazione.

Non sempre è accaduto questo e proprio Alitalia ha ripetutamente alleggerito il contribuente italiano senza correggere i suoi atavici vizi.

La non facile né subitanea messa in evidenza delle carenze sono i grandi colpevoli del pressapochismo con cui vari manager che si sono succeduti -peraltro pomposamente pagati- hanno affrontano problemi ben più grandi di loro.  

Succederà anche stavolta?

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