La politica ha futuro se ritrova il passato: l’invito a guardare in alto nel libro di Mauro Mazza

venerdì 19 luglio 15:30 - di Aldo Di Lello

Peggio che dimenticare è dimenticare di aver dimenticato. La memoria è il fondamento dell’essere umano, perché senza memoria non c’è identità, non c’è consapevolezza, non c’è, soprattutto, coscienza. E proprio un invito a ritrovare la “coscienza” di sé (nella politica, nella cultura, nell’etica e, least but not last, nella religione) è quello che arriva da questo volume fresco di stampa di Mauro Mazza, che si intitola, per l’appunto, In coscienza –Riflessioni oltre la crisi della politica e non solo (Pagine ed, euro 18.00), 212 pagine ricche di riflessioni e di spessore, un giro d’orizzonte nella crisi della società occidentale svolto con un approccio colto e ironico, ma senza altezzoso distacco. Anzi una trattazione calda e partecipata, un invito al coinvolgimento e all’impegno. «Bisognerà – scrive l’autore – organizzare movimenti composti da persone che vivano l’impegno politico come una vocazione; persone appassionate, preparate, convinte, e convincenti, esemplari anche nei comportamenti». Tutto l’opposto –viene immediatamente da pensare- di certa fauna politica contemporanea, i politici che «non sanno di non sapere».

Un’esortazione, questa di Mazza, che può apparire inattuale, ma solo a chi ha perso la speranza e la fiducia nella politica. Un invito che comunque l’autore può permettersi di rivolgere ai lettori, perché l’impegno, il coinvolgimento, la partecipazione sono parte integrante della sua biografia culturale, umana, professionale e politica. Vale la pena ricordare che Mauro Mazza è stato uno dei Ragazzi di via Milano, come dal titolo del fortunato amarcord del 2006, nel quale raccontò quella straordinaria, scombiccherata, bizzarra fucina professionale e politica che era la redazione del nostro giornale negli anni Settanta e Ottanta. Mazza è stato poi direttore del Tg2 e quindi di Raiuno. Negli ultimi anni si è anche interessato alla vicenda della religione cattolica nel nostro tempo pubblicando due libri che hanno suscitato interesse e discussioni: Il destino del papa russo e Bergoglio e pregiudizio.

Caduta politica e caduta morale

La considerazione del profilo religioso della nostra crisi è ben presente anche in questo libro. L’autore non fa sconti a Papa Francesco: «Bergoglio non ha rilanciato la Chiesa. Ha tentato di imporre e consolidare la propria immagine personale». Oppure: «Al vertice della Chiesa c’è un papa non europeo che l’Europa non ama». Per Mazza non si può prescindere dalla crisi della fede per capire la crisi della nostra società. Perché, piaccia o non piaccia, proprio nella religione c’è l’anima del mondo in cui viviamo.

Il fulcro del volume è un preoccupato ragionamento sulla caduta della politica nell’irrilevanza. Ciò che lo distingue da altre trattazioni del medesimo argomento è l’esortazione a guardare la crisi della politica al di là della politica, con buona pace dei politologi e di tutti coloro che scodellano quotidianamente algidi teoremi su questa Terza Repubblica che proprio non si vuole decidere a nascere. Non ci sono solo i sistemi elettorali farlocchi o le leadership improbabili: nel non-senso della parola politica contemporanea c’è dell’altro. C’è una caduta morale e spirituale. Ci sono processi di lungo periodo. C’è l’azione di «profeti e apostoli della dissoluzione». C’è l’abitudine tossica al relativismo morale.

La pazzia della tecnoscienza

Mazza invita ad alzare lo sguardo al di sopra e al di là dell’orizzonte offerto dall’industria dei media. Non ci deve preoccupare solo lo zero virgola di pil da contendere agli occhiuti ragionieri di Bruxelles. Ci deve preoccupare anche la pazzia della tecnoscienza, quella che promette di riprogrammare la realtà umana manipolando irrimediabilmente la natura. Ci deve preoccupare il post-umano che avanza anche nelle forme delle caramellose ideologie dei “diritti civili”, idee e suggestioni che annunciano come cosa buona e giusta l’attacco alla famiglia naturale e la promozione della “famiglia” gay, l’oltraggio alla vita e l’apologia della morte attraverso l’eutanasia.

Al dunque, ci deve certo interessare la sorte del governo. Ci deve certo interessare quello che faranno Salvini, Di Maio, Conte, Mattarella. Ma, se non vogliamo fare la fine dei criceti, che corrono indefessamente nella giostra rimanendo sempre nello stesso punto, ci dobbiamo porre anche altre domande, ri-sdoganare parole come bene comune, missione, pensieri lunghi. Occorre liberarsi dal “presentismo”, ritrovare il passato per riconquistare il futuro. La politica –scrive Mazza- deve «rifondarsi individuando per sé una nuova legittimazione culturale ed etica». «Darsi un passato per tentare di progettare il futuro».

I vuoti lasciati dalla Seconda Repubblica

Recuperare il passato vuol dire anche riflettere sugli errori, affrontare i capitoli più scomodi e dolorosi. Molte pagine del libro sono dedicate alla Seconda Repubblica. Il giudizio di Mazza è severo. «Con l’avvento della Seconda Repubblica la competizione politica diventò banale, slogan d’effetto, frase reboanti, annunci solenni».

In effetti, la politica degli ultimi decenni non è riuscita a riformare né se stessa né lo Stato né il Paese, a dispetto di tutte le “rivoluzioni” che aveva promesso. L’autore dedica diverse pagine, serene ancorché amare, alla vicenda della destra di Gianfranco Fini e a quello che poteva essere e che non fu. Va pure considerato –mi viene personalmente da aggiungere- che, nelle vicissitudini della Seconda Repubblica, c’è anche lo zampino di poteri e apparati estranei alla politica (magistratura, finanza, servizi). Certo è comunque che nel vuoto che si è prodotto sono spuntati personaggi e movimenti bizzarri: «La resistibile ascesa di Grillo e del M5S –scrive Mazza- è stata l’esempio clamoroso di una politica orfana di cultura».

Oggi c’è Salvini, entrato col «carrello vuoto nel supermercato delle idee in circolazione». Finora gli sta andando bene, ma, come cantava Lorenzo il Magnifico, del «doman non v’è certezza». L’auspicio è che gli eventuali, futuri successi non dipendano solo dal caso o dalla fortuna. In tale malaugurata ipotesi, la lezione del passato non sarebbe servita a nulla. E non si capirebbe neanche il senso di eventuali insuccessi.

Il libro di Mauro Mazza è un incitamento alla speranza e un’esortazione a ritrovare il cammino. «Forse ciascuno di noi è chiamato a fare qualcosa». Si deve ripartire sempre dallo stesso punto, dalla “coscienza”. Appunto.

 

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