I comunisti non mangiavano i bambini, li mettevano nei gulag: tutto rimosso, proprio come gli orrori di Bibbiano

domenica 21 luglio 17:01 - di Redazione

Esiste una pagina poco nota della storia del comunismo di recente riportata alla luce nel saggio Besprizornye. Bambini randagi nella Russia sovietica (1917-1935) di Luciano Mecacci (Adelphi) dove si rievoca l’orribile destino di sette milioni di orfani della Russia post-rivoluzionaria.

Ne ha scritto di recente Stenio Solinas in un articolo del Giornale, di questo “popolo coperto di stracci”, un popolo infantile “in fuga dalle case dove hanno visto morire i loro genitori o dove regna ormai la fame, in fuga dagli orfanotrofi dove di fame e di freddo letteralmente si muore, in fuga dalle colonie dove la violenza dei compagni si mescola all’indifferenza degli educatori”. Bambini trasformati dalla fame in cannibali “tanto da dover chiudere i cimiteri per evitare che i cadaveri più recenti vengano trasformati in cibo (ma no, ancora i comunisti che mangiavano i bambini? Ma sì, però bambini comunisti…)”.

“In seguito – scrive ancora Solinas – è la politica a prendere il posto della fame e della carestia. Lo fa costituendo un soviet «per la difesa dell’infanzia» e persino una «commissione per il miglioramento dell’infanzia». «Non saranno gli stranieri a sfamare i nostri bambini» dice il capo della Ceka Dzerzinskij, espellendo le associazioni filantropiche straniere, sciogliendo gli enti di beneficenza nazionali ancora privati. È la cosiddetta «Ceka dei bambini», orfanotrofi di fortuna, gremiti all’inverosimile: «L’aria nelle camere è terribile. Non ci sono gabinetti, i bambini fanno tutti i loro bisogni nelle camere, persino nei letti. Sono così impregnati di questo fetore che quando per caso si ritrovano all’aria aperta stanno male»”. Uno spettacolo che lasciò di stucco Georges Simenon in viaggio in quella che avrebbe dovuto diventare la gloriosa patria del socialismo realizzato. Il problema venne alla fine risolto portando la maggiore età a 12 e mettendo il lager al posto dell’orfanotrofio di fortuna.

Gli orrori del Novecento, allora, sono molto più numerosi di quanto si pensi e soprattutto dietro il volto buonista e umanitario della sinistra odierna esiste una storia culturale rimossa che è fatta anche di queste pagine. Nessuno stupore dunque che dinanzi all’inchiesta di Bibbiano vi sia chi fa spallucce o, peggio, si schiera dalla parte degli educatori. L’ideologia sempre prima delle persone, allora come oggi.

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