Carabiniere ucciso a Roma, Mario si era sposato un mese fa. La vicinanza dell’Arma

venerdì 26 luglio 9:56 - di Redazione

Si era sposato un mese fa Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso nella notte a Roma, da due nordafricani che stava cercando di fermare dopo un furto. Le nozze erano state elebrate il 13 giugno e per la cerimonia Mario, originario di Somma Vesuviana, aveva sfoggiato orgoglioso l’alta uniforme che si utilizza in queste circostanze.

La vicinanza dell’Arma alla famiglia

La famiglia ha ricevuto la solidarietà del governo e dell’Arma dei carabinieri. Lo stesso comandante generale, il generale Giovanni Nistri, appena appresa la notizia si è recato a incontrare personalmente i parenti del carabiniere. «Nella sua nuda essenza anche la tragedia più grande è fatta di numeri: il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega aveva 35 anni, era sposato da 43 giorni e 13 ne erano passati dal suo ultimo compleanno. È morto stanotte a Roma per 8 coltellate, inferte per i 100 euro che i 2 autori di 1 furto pretendevano in cambio della restituzione di 1 borsello rubato. In gergo si chiama “cavallo di ritorno”», si legge nel post che è stato pubblicato sulla pagina Facebook dell’Arma dei carabinier. «Ma quei numeri non sono freddi – continua il messaggio -, sono il conto di un’esistenza consacrata agli altri e al dovere, di una dedizione incondizionata e coraggiosa, di un amore pieno di speranze e di promesse. E la tragedia reca la cifra più alta: l’infinito». «Il più vivo dolore per una mancanza che affligge 110 mila Carabinieri. Il più vivo cordoglio ai suoi cari, che stringiamo in un immenso, unico abbraccio», conclude l’Arma.

La rabbia del sindacato

E vicinanza alla famiglia del vicebrigadiere è stata espressa anche dal Cocer, il sindacato dei carabinieri, i cui rappresentanti hanno reagito con parole durissime. «Non è possibile morire così per un intervento stupido che normalmente si dovrebbe risolvere senza troppi problemi. Per quanto ci riguarda la responsabilità è dei vari governi, compreso questo, che si sono succeduti negli anni e che, per garantire diritti ai delinquenti, non hanno tutelato lo Stato e i suoi servitori», hanno detto Antonio Tarallo e Gaetano Schiralli del Cocer. «Siamo certi che quei due banditi, anche una volta arrestati, andranno a farsi una vacanza di pochi giorni nelle carceri italiane per poi ritornare a delinquere e ammazzare gente innocente come nulla fosse», hanno proseguito i due rappresentanti delle divise, che non hanno mancato di tirare in ballo anche la magistratura. «Non sono i decreti sicurezza che risolveranno mai questi problemi, ma sono leggi serie concordate tra politica e magistratura affinché il delinquente debba avere paura di commettere reati così come accade in tutti i paesi civilizzati del mondo».

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