Vertice dei ministri leghisti: sì al dialogo con l’Ue ma senza calare le braghe…

mercoledì 12 giugno 19:36 - di Redazione

Vertice dei ministri della Lega presso la residenza romana di Matteo Salvini. Un meeting convocato nel pomeriggio per fare il punto sulla situazione, con particolare riguardo alla necessità di dare le giuste risposte a Bruxelles, dopo la minaccia di procedura di infrazione.

Il leader della Lega avrebbe ribadito di voler fare di tutto per evitare la procedura di infrazione senza però abbassare la testa con i vertici Ue. “Vogliamo il dialogo ma non caleremo le braghe, vogliamo andare avanti”, dice a mezza bocca uno dei partecipanti all’incontro. L’incontro, durato circa un’ora e mezza, ha visto al tavolo il ministro dell’Interno, Matteo Salvini con il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti e tutti i ministri del Carroccio, dalla titolare della Pa, Giulia Bongiorno, alla ministra delle autonomie, Erika Stefani, il ministro dell’agricoltura, Gian Marco Centinaio, quello della famiglia Lorenzo Fontana, e quello della pubblica Istruzione Marco Bussetti. Bocche cucite dai ministri che hanno lasciato Piazza Grazioli alla spicciolata. Se la cava con una battuta Giorgetti: “Sono andato a fare la spesa da Salvini”, dice mostrando un pacco, prima di salire in macchina. Per Centinaio invece “è un normale incontro come ne facciamo tanti tra di noi”, per poi aggiungere: “non posso dire altro…”.

Com’è noto la posizione più morbida nel governo è quella del ministro dell’economia Giovanni Tria che, al convegno organizzato dal messaggero sulla crescita, ha detto è necessario un “comrpomesso” con Bruxelles perché il debito dell’Italia è “enorme” e occorre abbassarlo ma senza ricorrere a una effettiva manovra bis, aggiungendo che l’Italia ha ” il compito imprescindibile di ricreare fiducia nel breve termine”.

L’idea, a quanto si apprende, è di puntare sul gettito in arrivo da misure tributarie (allo studio anche nuove formule di condono) e contributive, e promettere di destinare al taglio del deficit i risparmi del reddito di cittadinanza e quota 100, ‘eccedenze’ ”non indifferenti”, come osserva lo stesso Tria.

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