Nei Comuni capoluogo cambia la mappa del potere: ora il centrodestra comanda in 54 città

lunedì 10 giugno 18:44 - di Redazione

I conti li ha fatti Corriere.it e il risultato è presto detto: su 110 comuni capoluogo 54 sono in mano al centrodestra e 40 in mano al centrosinistra. La situazione si è ribaltata in soli due anni. Nel 2017 infatti la mappa politica degli stessi comuni vedeva il Pd e i suoi alleati al governo in 57 città contro i 38 comuni amministrati dalla destra.

Nel 2013 – insiste il Corriere.it – la sinistra poteva contare oltre 70 sindaci nei 110 comuni capoluogo, più del doppio del centrodestra, intorno alla trentina. Situazione del tutto ribaltata oggi. E il M5S, pur governando Torino e Roma, fa fatica a imporsi.

Secondo uno studio dell’Istituto Cattaneo il voto dei pentastellati è andato nell’astensione. “In occasione dei ballottaggi dello scorso anno, tenutisi il 24 giugno 2018, ossia dopo breve tempo dall’insediamento del governo ‘gialloverde’ di Giuseppe Conte – sottolinea lo studio – uno dei dati di maggiore interesse che emergeva dall’analisi era la ‘convergenza legastellata’ che si poteva osservare in diverse città poste sotto esame: erano più frequenti le situazioni in cui il voto dei Cinquestelle andava a favorire i candidati di centrodestra. Oggi, il quadro è molto meno univoco: gli elettori pentastellati, quando il loro candidato non è più presente al secondo turno, privilegiano in larga misura l’astensione (che in città come Prato e Reggio Emilia attrae più di nove decimi di questo bacino, sino a raggiungere la totalità a Cesena)”.

Commenti

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  • maurizio turoli 11 giugno 2019

    Ritengo che sia una pia illusione il ricorso alle urne.
    Mattarella sta compiendo, complici Conte eTria, una manovra di logoramento ed aggiramento per addivenire ad un “governo tecnico” alla Monti.
    Ci saranno lascrime e sangue e sarempo trattati come furono trattati i Greci dalla Troika.
    Preariamoci al contingentamento (già chiesto dai burocrati di Bruxelles) dei contanti a poche centinaia di euro al mese (Atene docet).
    E’ ora che irivisitino i vecchi slogan della destra universitaria uno potrbbe essere “L’elettore contro questa Europa si scaglia. Boia chi molla! E’ il grido di battaglia

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