Lavoro, l’Istat: cresce la disoccupazione giovanile. Non cala il precariato

martedì 4 giugno 13:32 - di Redazione

È un mercato del lavoro sostanzialmente in stallo quello “fotografato” dall’Istat nei suoi dati provvisori. Infatti, con riferimento al mese di aprile risultano, rispetto al mese precedente, stabili gli occupati ma senza alcun miglioramento della qualità del rapporto di lavoro visto che parliamo comunque di contratti a termine, cioè a tempo determinato. In effetti, la tanto strombazzata lotta al precariato che pure è sta una delle bandiere sventolate dal cosiddetto governo del cambiamento, non sta dando gli effetti sperati. Del resto, con un’economia sempre più frenata era praticamente impossibile attenersi un rilancio dl mercato del lavoro.

L’Istat fotografa un’economia in stallo

Nel dettaglio, l’Istat ha certificato che ad aprile il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 10,2 per cento, mentre è in calo di 0,7 punti percentuali se confrontato con lo stesso dato del 2018. Le note più dolenti riguardano però la disoccupazione giovanile, quella compresa tra i 15 e i 24 anni, il cui dato mostra una crescita rispetto a marzo di 0,8 punti percentuali attestandosi al 31,4 per cento. È in calo invece, di 1,6 punti percentuali, se confrontato con quello di aprile 2018.

Più 0,8% di giovani disoccupati rispetto a marzo

Su base mensile, invece, la sostanziale stabilità dell’occupazione è sintesi di un calo tra i 15-34enni (-52 mila) e un aumento nelle altre classi di età, concentrato prevalentemente tra gli ultracinquantenni (+46 mila). L’Istat registra nelle sue stime di aprile una lieve crescita dei dipendenti sia permanenti sia a termine (+11 mila per entrambe le componenti), compensata da una diminuzione degli indipendenti (-24 mila). Su base annua, invece, l’Istituto di statistica registra segnali positivi per le donne, i 15-24enni (+39 mila) e gli ultracinquantenni (+232 mila), compensati da un calo per gli uomini e le fasce di età centrali. Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. In un anno crescono sia i dipendenti a termine (+50 mila) sia i permanenti (+42 mila), mentre risultano in calo gli indipendenti (-36 mila).

 

 

 

 

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