La Ue apre al Vietnam, è polemica: l’import di riso danneggerà i nostri agricoltori

martedì 25 giugno 15:29 - di Domenico Bruni

Adesso oltre che del riso della Birmania, saremo invasi anche dal riso vietnamita. Via libera ai trattati di libero scambio tra Ue e Vietnam. Il Consiglio Ue ha approvato oggi il trattato commerciale e quello sugli investimenti, che verranno firmati domenica prossima ad Hanoi dal commissario al Commercio Cecilia Malmstroem e dal ministro rumeno per il Commercio Stefan Radu Oprea. Secondo le istituzioni Ue i trattati porteranno benefici alle aziende, ai consumatori e ai lavoratori sia dell’Ue che del Vietnam. In realtà l’accordo è stato fatto per aiutare le esportazioni del Vietnam in crisi da due anni. Il mercato di riferimento del Vietnam è la sua tradizionale alleata Cina, ma quello europeo è quasi inesistente, meno dell’2 per cento del totale.

Ovviamente il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker saluta “con favore la decisione presa oggi dagli Stati membri dell’Ue. Dopo Singapore, gli accordi con il Vietnam sono i secondi che vengono conclusi con un Paese dell’Asia Sud Orientale, e rappresentano un passo importante verso un’intensificazione dei rapporti tra l’Ue e quella regione”. Per Juncker “gli accordi sono anche una dichiarazione politica da parte di due partner ed amici che sostengono insieme un commercio aperto, equo e fondato sulle regole”. Infatti il punto è proprio questo: un gesto politico dell’Unione europea in favore delle dittature socialista che verisimilmente danneggerà i produttori di riso italiani, la cui qualità è senza dubbio migliore, anche se negli ultimi anni il Vietnam è stato molto attento a migliorare il suo prodotto. Il Vietnam è un Paese di 94 milioni di abitanti, che ha una struttura imprenditoriale simile a quella italiana, spiega Promos, struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione, costituita per il 96% da piccole e medie imprese, attive in particolare nei settori dei macchinari e della tecnologia. In Vietnam, dove è stato recentemente in visita ufficiale il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, operano una cinquantina circa di aziende italiane e i settori nei quali sono presenti le maggiori opportunità per le nostre imprese sono macchinari, materie plastiche e petrolio raffinato. I rapporti economici tra Italia e Vietnam sono in costante crescita: l’interscambio commerciale tra i due Paesi negli ultimi cinque anni è raddoppiato, superando nel 2015 i 4 miliardi di euro, permettendo all’Italia di posizionarsi al quarto posto tra i partner commerciali del Vietnam tra i Paesi dell’Unione Europea.

I risicoltori italiani temono il collasso della produzione

E questo problema ora si aggiunge a quello del riso del Myanmar, ossia della Birmania, che da tempo minaccia l’Italia. “Controlli alle frontiere e ai porti e clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso da Cambogia e Myanmar, perché è minacciata una produzione tipicamente europea come la varietà Japonica”. Lo sollecita il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, denunciando le anomalie della campagna risicola in corso. “A sei mesi dall’introduzione della clausola di salvaguardia, che ha arginato le importazioni di riso Indica dal Sud Est Asiatico, il mercato europeo è nuovamente invaso da importazioni a dazio zero di riso dal Myanmar, questa volta del tipo Japonica – osserva il presidente di Confagricoltura -. Occorre controllare che le importazioni dalla Birmania non siano riferibili al tipo Indica, fatto passare per Japonica per aggirare la clausola di salvaguardia. È indispensabile salvaguardare la nostra risicoltura anche da queste importazioni soprattutto perché, nell’Unione Europea, il riso Japonica rappresenta il 75% della produzione totale”. Come già avvenuto per il riso Indica, il presidente Giansanti ha deciso di scrivere al presidente della Commissione europea Juncker, alla vicepresidente Mogherini e alla commissaria per il Commercio, Malmstrom, per sensibilizzarli sul problema. Oltre a ciò ha avviato un’azione di sensibilizzazione delle altre associazioni agricole dei principali Paesi produttori di riso (Spagna, Portogallo e Grecia) chiedendo ad esse ed al Copa-Cogeca (il coordinamento europeo delle organizzazioni agricole e cooperative) di impegnarsi con Confagricoltura in questa azione di giusta tutela dei risicoltori. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea e commentati da Ente Risi – informa Confagricoltura – dall’inizio della campagna, fino al 31 marzo 2019, l’Unione europea ha importato dal Myanmar 22.755 tonnellate di riso lavorato Japonica, il 54% delle quali rappresentate da riso Lungo A, mentre nel solo mese di aprile le importazioni hanno riguardato ben 11.261 tonnellate. “Un aumento delle importazioni del 149% in pochi mesi è insostenibile e, continuando con questo ritmo, potrebbe portare al collasso della nostra produzione, visti i prezzi cui il prodotto è venduto – rimarca Massimiliano Giansanti -. La Commissione Europea deve tornare ad agire velocemente. Non possiamo permetterci di aspettare due anni come già avvenuto per l’attuazione della clausola di salvaguardia per il riso di tipo Indica proveniente sempre dal Sud Est Asiatico. Intanto i controlli alle frontiere ed ai porti, sul prodotto importato, dovranno essere sistematici ed attenti”. “A Bruxelles occorrerà pure – conclude il presidente di Confagricoltura – mettere dei paletti nei negoziati bilaterali con il Mercosur e con l’Australia (avviato recentemente) che prevedono un ampliamento dei contingenti di riso esportabili nella Ue a dazio zero o comunque ridotto. Tra l’altro abbiamo sempre contrastato le troppe concessioni nel settore risicolo dell’accordo concluso con il Vietnam, anche per il rischio di possibili triangolazioni”.

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