La strategia di Fico: disfarsi di Di Maio, sfasciare tutto, accordarsi col Pd. E non solo

lunedì 3 giugno 10:30 - di Stefania Campitelli

Un sabotaggio per sfasciare tutto, governo e movimento. L’improvvida dedica di Roberto Fico della Festa della Repubblica a rom e migranti è uno tsunami per i grillini sempre più spaccati, come dimostrano le chat dei parlamentari e le reazioni sul blog delle Stelle.  È un attacco, non tanto a Matteo Salvini al quale «girano le scatole», ma a Luigi Di Maio furioso e spiazzato dal capo dei frondisti che siede sullo scranno più alto di Montecitorio. «Inaccettabile strumentalizzare la Festa del 2 giugno n un momento così delicato. Io non avrei mai detto quella frase», si è sfogato con i suoi il vicepremier pentastellato prima della telefonata (poi smentita) in cerca di un chiarimento con il presidente della Camera. Il sospetto, confermato da fonti grilline, quasi una certezza, è che Fico, in cerca di visibilità e un nuovo posizionamento a sinistra abbia di proposito sollevato un polverone per spazientire Salvini e staccare la spina al governo sperando di trattare con il Pd di Zingaretti. Non a caso i dem entrano nella polemica a gamba testa contro il ministro dell’Interno che «dimostra il suo scarsissimo senso delle istituzioni nel giorno della festa della Repubblica», dice Paola De Micheli.

Fico vuole sabotare il movimento

La sparata di Fico ha mandato in tilt anche le chat dei parlamentari grillini, Anche sulla pagina Facebook e sul blog delle Stelle è un profluvio di commenti durissimi: “Ecco perché abbiamo perso milioni di voti, Fico invece di parlare difenda Di Maio”,  “Starebbe bene nel Pd”, “Così fai arrivare la Lega al 50%, qual è il tuo obiettivo?”. Già prima del voto un deputato vicino a Di Maio deunciava l’obiettivo di Fico di “aprire” al Pd: parla sempre con Zingaretti. Ed è anche corteggiato da De Magistris. I retroscena parlano di un Fico particolarmente attivo dietro le quinte per la scissione. Secondo alcune fonti M5s, sarebbe già in contatto con il sindaco di Napoli per dare vita ad una “Cosa Rossa” in salsa napoletana. Qualcuno l’ha chiamato il “patto della pizza”. L’appello al civismo grillino dell’ex magistrato arancione è eloquente: «Mi rivolgo allo spirito originario del Movimento,  per Fico in questo momento è più semplice, da presidente della Camera è più libero di smarcarsi da un’alleanza che non condivide e sa non essere condivisa da molti militanti. Io sono pronto a impegnarmi per un vero schieramento di rottura», dice al Fatto quotidiano ipotizzando uno scenario in cui il presidente della Camera potrebbe prendere il suo posto al municipio di Napoli e lui puntare alla presidenza della Regione Campania:

Di Maio e il governo a rischio

Il governo è avviato su un binario morto, il premier Conte è intenzionato a mettere intorno a un tavolo i ministri per siglare un nuovo patto di legislatura,  Salvini ha tutto l’interesse ad andare al voto per confermare l’exploit elettorale delle europee e aspetta sul fiume il cadare del nemico, anche perché i grillini fanno tutto da soli. L’imbarazzo di Di Maio per il fuor d’opera di Fico è palpabile, prova a dissociarsi, «io è Fico siamo diversi, è una sua opinione» balbetta in mezzo alle polemiche che divampano. «Lui è il presidente della Camera e io il capo politico del M5S».  Ma fino a quando? Il voto sulla piattaforma Rousseau non basta a blindare il capo. Quanto può reggere l’unità del movimento grillino che nei prossimi giorni dovrà vedersela con l’agenda di Salvini? Che vuole in tempi stretti il via libera ai provvedimenti rimasti congelati, altrimenti «è inutile andare avanti».

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