Il genocidio dei cristiani. L’Occidente non reagisce per non infastidire gli islamici

domenica 9 giugno 15:29 - di Antonio Pannullo

Una delle scusanti per coloro che massacrano i cristiani, soprattutto se islamici, è che i cristiani a loro tempo si macchiarono di colonialismo e di evangelizzazione nelle terre oggi occupate dai musulmani, per cui la persecuzione sarebbe giustificata. Ebbene, non è vero nulla, è solo il pretesto degli islamici per peseguitare chi non la pensa come loro. Infatti la maggioranza dei cristiani perseguitati oggi nel mondo non hanno nulla a che vedere coi colonialisti né tantomeno coi missionari, che comunque svolgevano la loro missione senza violenze. I cristiani oggi perseguitati non sono élite nel loro Paese, anzi spesso sono tra le fasce più povere della popolazione, e per questo vittime della persecuzione e dell’emarginazione. Come ci riferisce un accurato reportage del Gatestone Institute, il think tank internazionale con sede negli Usa, la minaccia di genocidio oggi pesa sugli assiri siriani e iracheni, sui copti egiziani e di altri Paesi africani, tutti già cristiani ben prima che gli stessi europei diventassero cristiani e andassero a colonizzare le altre terre. I cristiani sono perseguitati in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa, in India, in Bangladesh, in Afghanistan, in Pakistan, nella stessa Cina, almeno quelli di cui si sa qualcosa: potrebbe darsi che in altri grandi Paesi islamici, come l’Indonesia o anche l’Iran, della persecuzione non traspaia nulla.

I cristiani sono i più perseguitati al mondo

In un recente reportage, la britannica Bbc nel raccontare la situazione spesso drammatica, tende però a evidenziare più che altro la singolare indifferenza dell’Occidente a queste persecuzioni, individuandone il motivo come una sorta di voglia di rispettare il “politically correct”, ossia il desiderio politico di non interferire con i dettami della shaaria laddove è praticata. Nota sempre la trasmissione della Bbc che in Afghanistan il cristianesimo “non può esistere” e che è in atto quasi un genocidio, come rivela un rapporto commissionato dal ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt, coordinato dal reverendo anglicano Philip Mounstepehen, vescovo di Truro. A detta del reportage della prestigiosa emittente inglese, quello cristiano è il gruppo religioso più perseguitato al mondo , tanto che in alcune zone i cristiani rischiano la cancellazione completa, il tutto nell’indifferenza o nel silenzio dell’Occidente. Insomma, per la Bbc, non siamo lontani dal genocidio. Nel reportage sono riportate anche le parole dell’attuale ministro inglese degli Esteri Hunt: “Penso che sia fuori luogo preoccuparsi del fatto che sia in qualche modo colonialista parlare di una religione, il Cristianesimo, che è stata associata alle potenze coloniali piuttosto che ai Paesi in cui abbiamo marciato come colonizzatori. Questo ha probabilmente creato un certo imbarazzo nel parlare di questo tema – il ruolo dei missionari è sempre stato controverso e questo, forse, ha anche portato alcune persone a evitare questo argomento”. Il titolare del Foreign Office aggiunge: “Ciò che abbiamo dimenticato in quell’atmosfera di correttezza politica è in realtà che i cristiani perseguitati sono alcune delle persone più povere del pianeta”.

I cristiani sono le comunità più povere dei Paesi islamici

Il “politically correct” impedisce anche di individuare la cause di queste persecuzione, fatta di donne e le ragazze cristiane rapite e costrette a convertirsi, a matrimoni forzati e sottoposte ad abusi sessuali e a torture. Come appurato da alcune inchieste e articoli sull’argomento, in alcuni Paesi c’è il desiderio, da parte degli islamici, di cancellare per sempre ogni presenza cristiana, intenzione resa chiara non solo dal massacri dei fedeli, ma anche dalla rimozione e distruzione delle croci e degli edifici ecclesiastici, oltre che dal rapimento e uccisione delle gerarchie cristiane. Insomma, oggi il Cristianesimo sta per essere spazzato in alcune parti del Medio Oriente, riferisce ancora il Gatestone Institute, dove le sue radici sono più antiche. In Palestina, i cristiani sono meno dell’1,5 per cento; in Siria, la popolazione cristiana è diminuita passando da 1,7 milioni nel 2011 a meno di 450 mila e, in Iraq, il numero dei cristiani è crollato da 1,5 milioni prima del 2003 a meno di 120 mila oggi. La Bbc riferisce infine che “nel 2016, vari organismi politici come il Parlamento del Regno Unito, il Parlamento europeo e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti dichiararono che le atrocità dell‘Isis perpetrate contro i cristiani e altre minoranze religiose come gli yazidi e i musulmani sciiti rispondevano ai criteri di genocidio”, così come individuati dalle Nazioni Unite.

Commenti

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  • bruno sgarrella 9 giugno 2019

    E il nostro”papa” preferisce i mussulmani, chi salverà la cristianità? speriamo in GESU CRISTO

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