Csm, l’affondo del giudice Ayala: «Un verminaio destinato a venire alla luce»

sabato 8 giugno 10:42 - di Massimo Baiocchi

«Da tempo sono giunto alla conclusione che il Csm funziona male. Il Csm è un groviglio inestricabile di interessi di varia natura, da cui la magistratura non riesce a liberarsi: queste incrostazioni corporativistiche, correntizie e politiche provocano uno stato di paralisi nei rapporti con le istituzioni. Troppe volte il Csm è mancato all’appuntamento con decisioni importanti». Parole di Giovanni Falcone citate in un intervento sul Corriere della Sera di Giuseppe Ayala, vicepresidente della Fondazione Giovanni Falcone, in riferimento allo «tsunami tanto devastante» da cui è stato investito il Csm. Quindi Ayala commenta: «Le odierne vicende consiliari possono suscitare qualsivoglia sensazione tranne la sorpresa o lo stupore. Era scontato che, prima o dopo, il verminaio fosse destinato a venire alla luce. Mi sono sempre riconosciuto nei severi giudizi di cui sopra, sino a farli miei».

Ayala: «Le correnti dell’Anm sono macchine elettorali»

«Le correnti dell’Anm anche se, per fortuna, non tutte in egual misura – scrive il magistrato siciliano, citando ancora Falcone in un estratto della relazione pronunciata a Milano il 5 novembre 1988 – si sono trasformate in macchine elettorali per il Csm e quella occupazione delle istituzioni da parte dei partiti politici che è alla base della questione morale, si è puntualmente presentata in seno all’organo di autogoverno della magistratura, con note di pesantezza sconosciute anche in sede politica».

«Falcone, una vittima»

Ayala ricorda poi che «Falcone ne era stato vittima proprio nel gennaio di quell’anno, allorché la maggioranza dei membri del Csm gli impedì di andare a ricoprire l’incarico di capo dell’Ufficio istruzione di Palermo», una «scelta infausta» che decretò il progressivo sfaldamento del mitico “pool antimafia”, ricorda il magistrato siciliano, «grazie al cui lavoro lo Stato aveva ottenuto, per la prima volta, risultati davvero straordinari nel contrasto a Cosa Nostra. Basta ricordare il maxiprocesso del 1986-87 nel io 1988».

«Il Csm è un groviglio inestricabile di interessi di varia natura»

«Da tempo sono giunto alla conclusione che il Csm funziona male – commenta il vicepresidente della Fondazione intitolata a Falcone – Il Csm è un groviglio inestricabile di interessi di varia natura da cui la magistratura non riesce a liberarsi: queste incrostazioni corporativistiche, correntizie e politiche provocano uno stato di paralisi nei rapporti con le istituzioni. Troppe volte il Csm è mancato all’appuntamento con decisioni importanti. Le odierne vicende consiliari, insomma, possono suscitare qualsivoglia sensazione tranne la sorpresa o lo stupore. Era scontato che, prima o dopo, il verminaio fosse destinato a venire alla luce».

«Non esagerare con l’0riginalità»

Poi Ayala accenna a una delle proposte di riforma tornate in questi giorni agli onori della cronaca, quella dell’elezione a sorteggio dei membri del Csm: «A parte la assai dubbia costituzionalità della stessa, mi chiedo se esista qualcosa di simile nelle altre democrazie occidentali per determinare la composizione di un organo di rilevanza costituzionale. Penso proprio di no. E allora è meglio non esagerare con l’originalità e ponderare bene ogni intervento innovativo. In ogni caso mala tempora currunt. Il mio pensiero solidale – conclude – va al mio vecchio amico Sergio Mattarella. Settennio più complicato non poteva capitargli. Da semplice cittadino mi conforta pensare che forse, proprio grazie alla sua riconosciuta saggezza, riusciremo a evitare il disastro. Non sarà facile».

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