Se certa magistratura fa danni è perchè nessuno viene valutato nel merito

sabato 8 giugno 6:00 - di Francesco Storace

Un mercato, che è reso possibile dall’assenza di criteri sulla qualità del lavoro prodotto dalla magistratura. Le loro carriere vengono determinate dalle correnti e non dal merito. Ed è così che esplode lo scandalo che lascia tutti a bocca aperta, con le toghe che si denunciano tra loro e trame di potere vergognose.
Fanno danni gli atteggiamenti, più che le polemiche del giorno dopo. E quel che intristisce è l’assenza di proposte concrete, di un riformismo basato sulla capacità di lavorare. Sappiamo solo che l’ex ministro Lotti tramava, almeno così dice chi indaga. Bella scoperta, potremmo dire. Aspettiamo una rivoluzione che non arriva mai.

Il grande mercato delle nomine

Quando si rivendica l’autonomia e l’indipendenza della magistratura a parole tutti dicono ci mancherebbe. Con quello che leggiamo  possiamo chiedere da chi? C’è reale autonomia? C’è indipendenza – da tutti – se poi si scatena il grande mercato delle nomine con una oscena spartizione tra correnti togate e persino politici sotto accusa?
Attendiamo di conoscere la via d’uscita da un verminaio in cui si affacciano anche i soliti spicciafaccende. Intercettazioni che compaiono e scompaiono, quelle sì e quelle no. Ma è questa la giustizia? Ci rendiamo conto che di qui a qualche tempo sarà il ladro a dire al magistrato: “E’ certo che sia lei a dover fare domande a me e non io a lei?”.
Certo, è il filo del paradosso su cui barcolla pericolosamente un settore delicatissimo per la società. Ma stavolta, non bisogna prendersela solo con la politica. E semmai sotto accusa va quella politica debole che non è stata capace di riformare autenticamente la giustizia italiana, perché occorreva sempre aspettare l’ultimo sussurro della associazione nazionale magistrati.
Invece la riforma dell’ordinamento è più che mai fondamentale proprio ora che il caos sembra dettare legge nelle procure del nostro paese. La separazione delle carriere e la modifica sostanziale dell’obbligatorietà dell’azione penale come primi passi per un’autentica rivoluzione con obiettivi precisi. In primis cancellare quell’odiosa sensazione di una giustizia ad orologeria che emerge in ogni inchiesta che lambisca i palazzi del potere. E poi, l’affermazione del merito e della qualità del lavoro prodotto dai magistrati come principio guida dei criteri che devono riguardare le loro progressioni di carriere.

Occhio al teorema Davigo…

I primi a pretendere tutto ciò dovrebbero essere proprio i togati, che solo ora si accorgono dei danni fatti perché sono essi stessi ad esserne colpiti. Certo è che nessuno può pensare di restare fermo.
Il Consiglio superiore della magistratura appare travolto, e al contempo immobile, dalla bufera che ha investito chi è indagato. Ma certo non può fischiare per aria chi c’era e si è – per ora – salvato. Per dirla con Davigo, anche per loro può valere l’odioso “principio” per cui un innocente è solo un colpevole che l’ha fatta franca.
Uscire da questa guerra serve all’Italia intera per non dover mai dubitare del giudice che ha di fronte. Se tutto resta macchiato dalle inchiesta e non ripulito dalla grande riforma della giustizia, nessuno si fiderà mai più di una sentenza. E sarebbe esiziale per tutto il nostro Paese.

Commenti

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  • Carlo Cervini 10 giugno 2019

    In un Paese degenerato, dove persino il direttivo della bocciofila di quartiere viene lottizzato dai social-catto-comunisti, poteva rimanere immune il centro di potere di vita o di morte civile che comanda su tutto e su tutti dal 1992 ????????????? non fatevi illusioni, continuerà e se possibile si andrà in peggio.

  • Giuliano Biasiotto 8 giugno 2019

    Solo Berlusconi ha avuto il coraggio di proporre la riforma della giustizia e di limitare gli assurdi privilegi dei magistrati. Purtroppo quasi nessuno lo ha sostenuto per timore di vendette da parte di settori della magistratura

  • Giuseppe La Marca 8 giugno 2019

    Personalmente credo e stimo la magistratura e,spero, che che queste ‘leggerezze’ siano riviste e penalizzate. Super stima per Davico che rappresenta magistralmente la serietà e la professionalità della categoria.

  • Carlo papa 8 giugno 2019

    Se un magistrato erra nell’esercizio della professione perché non viene indagato. Ad esempio se un cittadino spara ed uccide in un tribunale si apre un fascicolo nei confronti del presidente per verificare se abbia adottato tutte le misure ragionevoli per evitare che un’arma “entrasse” nell’ufficio giudiziario? Se un giudice riassegnato un bambino alla madre “togliendolo” ai nonni e la mamma uccide il bambino si verifica se il giudice abbia deciso sulla base di pareri medici o abbia deciso autonomamente o peggio ancora per motivi ideologici (a scopo terapeutico per recuperare la mamma). Se un cittadino condannato a titolo definitivo non viene subito condotto in carcere e nel frattempo uccide si verifica se il magistrato competente abbia adottato tutte le misure possibili per evitare il colpevole ritardo dell’esecuzione della pena? Insomma tutte le categorie professionali sono uguali davanti alla legge?

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