Boom del Secolo e decadenza dei 5S, tra comunicazione e propaganda. L’analisi di Martini

lunedì 3 giugno 11:20 - di Giovanna Taormina

Il Secolo d’Italia fa il record di clic. Un boom di visualizzazioni che non è sfuggito al giornalista della Stampa Fabio Martini. Nella sua pagina Facebook, Martini ha scritto un post dal titolo L’inatteso boom del Secolo d’Italia. La decadenza del “blog delle stelle”. E la differenza tra comunicazione e propaganda. «Nel mondo del web  – scrive Martini – le influenze e le gerarchie sono continuamente in evoluzione ma una notizia di questi giorni – il piccolo sito del Secolo d’Italia ha appaiato il potente e radicatissimo blog dei Cinque stelle – dice qualcosa sui segreti del mondo della comunicazione». Diversi anni fa, spiega Martini, «Casaleggio padre ebbe una potente intuizione, quella di puntare decisamente sulla Rete e quell’investimento ha aiutato il boom dei Cinque stelle. Oggi che non esiste più un monopolio del mezzo-web, bisogna affinare gli strumenti. L’escalation di contatti del Secolo d’Italia (8 milioni di visualizzazioni nell’ultimo mese ) che ogni giorno propone letture molto di parte, “mixate” con notizie in esclusiva ha alle spalle un personaggio come Francesco Storace, che all’inizio degli anni Novanta è stato bravissimo capoufficio stampa dell’Msi e poi di An, ereditando il ruolo da un altro fuoriclasse, Massimo Magliaro. Con il loro partito emarginato, allora tagliato fuori da qualsiasi circuito, era impresa complicatissima far passare, non dico una notizia, ma un sussurro. Per vincere la “concorrenza” dei portavoce della Dc, del Pci, del Psi o di palazzo Chigi (il più bravo di tutti è stato Pio Mastrobuoni, portavoce di Andreotti) e al tempo stesso per conquistarsi la fiducia di giornalisti diffidentissimi, dovevi essere affidabile, creativo, non propagandistico. Non stupisce – conclude Martini – che quel bagaglio di professionalità, torni utile anche in una stagione come questa. Anche se alla fine la lezione di questi mesi è la stessa che viene dalla storia: fuori dalla bolla comunicativa continua ad esistere la realtà che alla lunga è più forte di ogni suggestione».

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