Tumori, scoperta una molecola che li smaschera e fa scattare il sistema immunitario

31 Mag 2019 13:27 - di Redazione

Modificare il tumore per renderlo più visibile agli “occhi” del sistema immunitario. Uno studio pioneristico del Centro di immuno-oncologia (Cio) del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, diretto da Michele Maio, apre le porte alla sfida attuale dell’oncologia, quella di aumentare il numero di pazienti che rispondono positivamente all’immunoterpia. I risultati dello studio Nibit-M4 saranno presentati in anteprima mondiale domani all’Asco (American Society of Clinical Oncology) di Chicago e sono frutto della ricerca sostenuta da Airc e dalla Fondazione Nibit, Network Italiano per la bioterapia dei tumori. La sfida attuale nella lotta al cancro è di aumentare il numero di pazienti che rispondono positivamente all’immunoterapia. Per farlo occorre “preparare” il tumore a essere riconosciuto in modo più efficace dal sistema immunitario. Il gruppo di ricerca diretto Michele Maio, in collaborazione con importanti centri italiani ed europei, «ha dimostrato che nei pazienti con melanoma la sequenza di guadecitabina e ipilimumab – il primo un agente ipometilante, il secondo un immunoterapico – migliora la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed attaccare le cellule tumorali», sottolinea la nota della Fondazione Nibit. Lo studio di fase 1b, iniziato nel 2015 e che ha coinvolto 19 pazienti con melanoma metastatico, ha innanzitutto raggiunto l’obiettivo di dimostrare la sicurezza e la tollerabilità della sequenza di somministrazione dei due farmaci. Dalle analisi – evidenzia evidenzia ancora la Fondazione Nibit – è anche emerso che nel 42% dei pazienti si è verificato un controllo della malattia e nel 26% dei casi una risposta obiettiva al trattamento».

Una molecola smaschera il tumore e potenzia l’immunoterapia

Negli ultimi dieci anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento dei tumori. «Alcune neoplasie che non lasciavano scampo oggi possono essere trattate con successo, ma solo circa il 40-50% dei pazienti risponde a questo genere di cure – sottolineano gli esperti –. Se da un lato una delle possibili strategie per aumentare la percentuale è migliorare la sequenza con cui somministrare i diversi immunoterapici, l’altra prevede la somministrazione dell’immunoterapia in combinazione a molecole in grado di modificare le caratteristiche del tumore, con l’obiettivo di renderlo maggiormente visibile al sistema immunitario. Lo studio va proprio in quest’ultima direzione».

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