Tra Lega e M5S è rissa continua: ora nel mirino finisce anche il numero due Giorgetti

domenica 5 maggio 10:29 - di Redazione

Il consiglio dei ministri dell’8 maggio non segnerà la fine del governo. Lo dice Matteo Salvini, seppure irritato dal modo in cui il sottosegretario Siri è stato silurato; lo ribadiscono i Cinquestelle.

E del resto, se si dovesse andare alla conta, la Lega subirebbe un altro smacco: i ministri che fanno capo al Carroccio sono infatti sei mentre sono otto quelli pentastellati. E’ chiaro però che Salvini continua a protestare per la scelta giustizialista del premier Conte. “Ma quando mai il problema è stato quello di una poltrona? – dice al Corriere – per me è evidente: condannar, dimissionare, linciare una persona sulla base di chiacchierate telefoniche di altre persone, io credo sia pericoloso per la democrazia. La scardina, e scardina i principi costituzionali di garanzia”.

C’è chi giura che la Lega ora vorrà in cambio qualcosa. Per esempio che vada in porto la bozza sulle autonomie. Ma dai Cinquestelle arriva un altro stop. E non solo: nel mirino finisce il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega.

L’ipotesi di uno scambio tra le dimissioni di Siri da sottosegretario e il via libera all’Autonomia non esiste. Lo assicura la ministra per il Mezzogiorno Barbara Lezzi in una intervista al Messaggero. “Nessuno scambio”, assicura. “La vicenda Siri ha rubato fin troppo tempo al dibattito politico. Dobbiamo concentrarci su altro. Noi siamo il governo degli italiani, non quello di Siri”. Lezzi non esclude che la vicenda Siri possa diventare un motivo di crisi per l’esecutivo: “Io -spiega- non posso accettare che un sottosegretario indagato per corruzione resti”. E il tema potrebbe anche allargarsi ad altri esponenti dell’esecutivo: “Magari Giorgetti -dice- dovrebbe spiegare agli italiani perché con tanti giovani laureati con curricula eccellenti abbia pescato proprio il figlio di Arata”. Quanto infine alla vicenda che coinvolge il viceministro della Lega Edoardo Rixi nel processo spese pazze in Liguria di cui il 30 maggio ci sarà la sentenza sottolinea: “Per noi vale la regola aurea. Se condannato dovrà lasciare”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza