Sea Watch sempre più vicina: in rada a Lampedusa. E Salvini ribadisce il suo no: il porto è chiuso

domenica 19 Maggio 10:50 - di Lorenza Mariani

La Sea Watch sempre più vicina insiste per entrare a Lampedusa e far sbarcare i 47 migranti a bordo: e fare pressioni, adesso, ci si mette pure l’Onu: l’Alto commissariato per i diritti umani ha scritto una lettera al governo italiano in cui critica le direttive emanate dal ministero dell’Interno per vietare l’accesso delle navi Ong ai porti italiani e chiede di interrompere l’iter del decreto sicurezza bis perché «viola i diritti dei migranti». Non solo: in rada a Lampedusa, la Sea Watch conclude una settimana funestata da pressioni e polemiche che hanno animato un duro confronto-scontro all’interno del governo nel segno della contrapposizione istituzionalizzata: la Ong tedesca ha segnalato ieri uno «stato di emergenza» a bordo con i migranti salvati in acque territoriali libiche che, a detta degli operatori della nave, avrebbero minacciato addirittura il suicidio, e insiste sostenendo di rimanere in attesa di “istruzioni” dal governo italiano. Governo che, invece, stante il continuo braccio di ferro tra i vicepremier grillino Di Maio e il leghista Salvini sembra, invece, in stallo. Una situazione complicata anche dalla tempistica a una settimana da cruciali elezioni europee.

La Sea Watch spacca il governo e si avvicina sempre più: è in rada a Lampedusa

E non a caso, allora, già ieri da Piazza del duomo il ministro dell’Interno alle prese con la folla arrivata per il suo comizio, anche in veste di leader del Carroccio ha dovuto ribadire: «Mi auguro che nessuno mi dica cosa fare, visto che ho dimostrato che l’immigrazione può essere gestita positivamente. Se qualcuno mi chiamasse e mi dicesse “falli sbarcare”, io dico “no”». Anche se fosse Conte? Insinua qualcuno, e Salvini replica secco: «Ma perché? Non vedo il motivo per cui dovremmo aiutare degli scafisti. Questi non sono soccorritori, sono aiutanti dei trafficanti degli esseri umani».Già, trafficanti di vite e troppo spesso procacciatori di morte, ora difesi anche da importantissimi apparati istituzionali, pronti a schierarsi come nemici determinati del titolare del Viminale. E allora, come riporta per esempio ilo sito de Il Giornale sulla vicenda Sea Watch che sta tenendo minacciosamente banco, «Beatriz Balbin, capo delle Special procedures dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, ha inviato il 15 maggio all’ambasciatore italiano all’Onu Gian Lorenzo Cornado, una lettera con la quale si chiede all’Italia di ritirare le direttive del Viminale sul salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l’iter di approvazione del decreto sicurezza bis». Proprio mentre uno dei divieti imposti venerdì dalla diffida uscita dagli uffici del Ministero dell’Interno è stato violato: la nave è entrata nelle nostre acque territoriali e Salvini ha consentito a 18 dei naufraghi a bordo – malati, famiglie con bimbi piccoli, un disabile – di lasciare la nave. Non è bastato però: la Sea Watch si avvicina sempre di più, e mentre Olanda e Germania fanno orecchie da mercante e non danno disponibilità all’accoglienza – e in queste ore tacciono addirittura – l’accesso al porto di Lampedusa resta negato.

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