L’Argentina celebra Evita. La “Madre de los descamisados” nacque 100 anni fa

domenica 5 maggio 19:36 - di Redazione

Morì a soli 33 anni, età evocatrice di destini intensi e decisivi. E il suo non ha fatto eccezione. Parliamo di Maria Eva Duarte de Perón, per il mondo Evita, la cui esistenza, pur breve, ha lasciato un segno profondo e incancellabile nella vita politica e sociale di una nazione, l’Argentina. E quindi non stupisce se oggi quel grande Paese, legato come nessun altro da vincoli di sangue e di cultura all’Italia, sia attraversato da un febbrile attivismo in vista dei preparativi per la commemorazione – il prossimo 7 maggio – del centenario della nascita della indimenticabile Evita. Da giorni i media non parlano d’altro, sia che l’argomento riguardi l’inaugurazione di mostre o il lancio di opere editoriali, teatrali, artistiche e persino di cucina, come sta ad indicare l’offerta di un menù speciale nel ristorante El Santa Evita nel quartiere Palermo di Buenos Aires, la capitale.

Evita è stata la moglie del presidente Perón

La storia personale di Evita ne fa una sorta di Cenerentola del XX secolo. Nata a Los Toldos, non distante da Buenos Aires, forma con sua madre Juana Ibarguren e i quattro fratelli la “famiglia irregolare” di Juan Duarte, proprietario terriero che muore quando la futura Evita ha appena sei anni. Insoddisfatta della vita modesta a Junín, dove i suoi si sono nel frattempo trasferiti, a soli 15 anni decide di tentare la fortuna nella capitale con il più classico dei sogni nel cassetto: diventare attrice. È una sfida impossibile, priva com’è di risorse.  Ma ce la fa scalando posizioni su posizioni nel mondo dello spettacolo. Il palcoscenico è il suo destino. Non quello del teatro, ma l’altro – ben più severo e impegnativo – della storia. È il gennaio del 1944 quando conosce il colonnello Juan Domingo Perón, solo uno tra i suoi tanti che la corteggiano. È la svolta della vita ed è l’inizio di una ascesa vertiginosa: quell’ufficiale che ha sposato, nel febbraio 1946 è il candidato che vince le elezioni presidenziali. Evita ha 27 anni, ma non si ferma. Anzi, si lancia in politica prima ottenendo il voto per le donne e poi organizzando e sviluppando una vasta attività di assistenza sociale. È un fuoco che divampa. Gli argentini la ribattezzano Abanderada de los humildes, cioè la Portavoce degli umili, e Madre de los Descamisados, i senza-camicia, com’erano definiti i sostenitori di Perón.

Morì di cancro a soli 33 anni. Per il suo popolo resta un mito

È stata lei a gettare in Argentina le basi dello Stato sociale. Santiago Farrell, storico del peronismo, ha ricordato lo slogan che all’epoca sintetizzò la stagione di quei nuovi diritti: «Perón rispetta le promesse, Evita dà loro dignità». Oggi quegli slogan hanno perso attualità, ma Evita, morta di cancro all’utero nel 1952, non solo resta onnipresente nell’iconografia peronista, ma è tuttora il modello cui ogni politico argentino continua ad ispirarsi. Di destra e di sinistra, perché destra e sinistra sono entrambe figlie di Evita e di Perón.  Evita ha lottato da viva e anche da morta. Fu solo grazie al Vaticano se il suo corpo non fu cremato dai militari che deposero Perón nel 1955 per essere sepolto sotto falso nome a Milano. Qui restò 16 anni, fino a quando Perón, con l’aiuto di Licio Gelli, fece traslare i resti di Evita a Madrid dov’era in esilio, per poi trasferirle a Buenos Aires, dove riposano nel cimitero della Recoleta. A migliaia, ogni giorno, vi si recano in un incessante impeto di venerazione popolare. Per loro Evita è ancora un mito. Intramontabile.

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